10 Febbraio 2013

Non sono io il responsabile

Non sono io il responsabile

VIGNI, atto secondo. Ieri i magistrati senesi hanno interrogato per altre otto ore l’ ex direttore generale del Monte dei Paschi per provare a mettere un altro tassello nella ricostruzione del complicato mosaico dell’ operazione Antonveneta, uno dei due filoni sui quali ruota l’ inchiesta che ha ribaltato il colosso senese per eccellenza, la banca ?babbo? della città. Sull’ esito del lungo faccia faccia regna però un silenzio totale. «E’ TUTTO secretato, non possiamo dirvi niente» ha ribadito, per sgombrare il campo da ogni equivoco Franco Coppi, uno dei legali che difende l’ ex dg di piazza Salimbeni all’ uscita dalla procura intorno alle 19,30. Altre otto ore sotto torchio, dopo le otto di mercoledì, davanti ai tre pm titolari dell’ inchiesta Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso. Un interrogatorio fiume che, visto dall’ esterno, è sembrato la fotocopia del primo (compreso l’ arrivo in taxi) con l’ unica differenza, appunto, degli orari. Mercoledì l’ uomo che dal giugno 2006 al 12 gennaio 2012, insieme al suo presidente Giuseppe Mussari, ha guidato il Monte, era arrivato alle 8,30. Ieri tre ore più tardi. In mezzo c’ è stata pure una piccola pausa pranzo. IN SEDICI ORE (complessive) di interrogatorio i magistrati dovrebbero aver acquisito già numerose informazioni.Sulla scrivania di Antonio Vigni, d’ altronde, sono passate tutte le carte dell’ acquisizione di Antonveneta e, quasi certamente, anche quelle delle operazioni Santorini e Alexandria, gli ormai famosi derivati che sono nelle casse del Monte, che ora riguardano un altro filone dell’ inchiesta dove sono coinvolti anche l’ ex capo dell’ area Finanza Gianluca Baldassarri, il suo vice Alessandro Toccafondi e tre intermediari, a cui due giorni fa sono stati sequestrati circa 40 milioni di euro. In un’ altra stanza a pochi metri di distanza da Vigni (accompagnato dagli altri suoi legali Roberto Borgogno ed Enrico De Martino), gli inquirenti hanno interrogato Alessandro Daffina, rappresentante in Italia di Rothschild e incaricato nell’ agosto 2007 dal Santander di Emilio Botin di vendere Antonveneta. Daffina, ascoltato come persona informata dei fatti, è arrivato intorno alle 9 poco prima del generale Giuseppe Bottillo e degli uomini del Nucleo di Polizia valutaria, che da mesi ormai fanno avanti e indietro. A DAFFINA gli inquirenti hanno chiesto ulteriori spiegazioni della trattativa da lui condotta, come ricostruito dalla Gdf negli atti ora al centro dell’ inchiesta. La vicenda del Monte dei Paschi potrebbe aprire anche nuovi fronti dopo la decisione del Tar del Lazio che ha intimato al ministero dell’ Economia di depositare sollecitamente «ogni e qualsiasi atto, nessuno emesso dalle autorità e/o organi nazionali e comunitari» che si riferisca alla vicenda del via libera ai cosiddetti Monti-Bond per 3,9 miliardi in favore di Rocca Salimbeni (che arriveranno nei prossimi giorni). Al Tar aveva fatto ricorso il Codacons e Bankitalia si era opposta evidenziando il fatto che alcuni di quegli atti sono coperti da segreto d’ ufficio. Il presidente della terza sezione del tribunale amministrativo Franco Bianco, vuole vederli entro il 20 febbraio, prima che tutte le parti interessate con il ricorso compaiano dinanzi al Collegio il 20 febbraio «per fornire chiarimenti sui punti controversi messi in discussione dal ricorso». Intanto ieri è stato annunciato che le sanzioni di Bankitalia nei confronti di Mps arriveranno entro marzo.

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