13 Dicembre 2007

Non è soltanto una questione cinese

Non è soltanto una questione cinese…

Non è soltanto una questione cinese e della concorrenza molto low cost e con qualità che lascia molto a desiderare (tessuti scadentissimi, zero sicurezza sui materiali, pelo di animali domestici come cane e gatto) che spaventa il tradizionale commercio cittadino. Anche, certo, ma non esclusivamente. Chi mette in conto – si chiede con una certa ironia Andreoli – quanti posti di lavoro si stanno perdendo o si perderanno dopo che i negozi in liquidazione per chiusura o trasferimento avranno serrato l`attività? Chi terrà il bilancio dell`occupazione che si riduce e di tanti posti sicuri che sfumeranno? “E` ora di finirla: i centri commerciali creano soltanto l`illusione di posti di lavoro certi, in realtà l`80 per cento è formato da posti precari, contrattini che si rinnovano di mesi in mesi; invece sono proprio i negozi del centro, quelli immuni da penetrazioni di logiche produttive alienanti, a poter garantire contratti più sicuri e maggiore certezza sul lavoro“, ribadisce Andreoli. C`è poco da stare allegri: i posti sicuri finiranno sotto la scure della precarizzazione che sta accompagnando il futuro dei negozi trasferiti o in fase di closure. Ad ogni modo, le svendite fuori calendario attraggono molto gli udinesi, come emerge da alcune interviste realizzate fuori dai negozi in saldo. Lei è qui per? “Riuscire a comprare qualche regalo di Natale con i soldi contati…“, afferma, in fila fuori da Web, Cristiana Comand. “Come dire, senza svendita, niente regali“.Dello stesso parere Maurizio, 34 anni: “Inutile girarci attorno: mutui, prestiti, bollette, il cibo che costa di più, sono a caccia di svendite ma con l`obiettivo di non superare i 100 euro per quattro persone complessivamente, prenderò piccole cose, o così o niente“. I regali che in questi giorni l`udinese medio sta cercando deve rispondere, prima di tutto, al criterio dell`economicità, cui seguono l`utilità e la sfiziosità, ma sempre, di rigore, low cost. C`è chi, come Elisabetta Ricoli, stanzia un budget complessivo di 250 euro che, però, deve valere anche per la preparazione del cenone natalizio. Secondo i dati raccolti dalle associazioni dei consumatori locali, come Codacons e Aec, emerge che il 70 per cento dei friulani deve vedersela con budget ridotto del 50 per cento rispetto all`anno scorso. E questo vale per i regali sotto l`albero, pochi o nulli, così come per la tavola imdandita. Soltanto il 25 per cento dei friulani dichiara che spenderà esattamente come l`anno scorso.Quasi un friulano su due acquisterà nelle bancarelle natalizie di piazza Duomo: piccoli pensierini, giusto per ricordarsi che è Natale, ma che si è anche più poveri. Calate del 30 per cento le prenotazioni per i viaggi; del 20 per cento quelle nei ristoranti. Segno di tempi non certo economicamente fertili.

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