21 Febbraio 2017

Non solo gay: soldi pure ai rom

Non solo gay: soldi pure ai rom
dall’ ufficio anti discriminazioni centinaia di milioni ai nomadi. il centrodestra: va chiuso

A far perdere il posto di direttore dell’ Unar a Francesco Spano è stato proprio il bando del 4 novembre 2016. Intitolato sulla «Promozione di azioni positive per il contrasto a situazioni di discriminazione etnico-razziale, attraverso la cultura, le arti e lo sport», finalizzato a finanziare le iniziative per la Settimana contro il razzismo 2017, conteneva uno stanziamento in favore dell’ associazione che, come hanno dimostrato le Iene, organizza serate trasgressive per soli uomini, in luoghi dove si esercita anche la prostituzione. Ma in quello stesso bando c’ era molto altro: 400 mila euro complessivi per il «Contrasto e prevenzione delle discriminazioni etnico-razziali e religiose attraverso la promozione di attività educative, culturali, artistiche e sportive», 400 mila per contrasto e prevenzione delle discriminazioni fondate sull’ orientamento sessuale e l’ identità di genere, 200 mila per il «contrasto e prevenzione delle discriminazioni verso le comunità rom, sinte e caminanti». Nonostante l’ organico ridotto, Unar è certo un ufficio ricco, dal momento che è il terminale di linee di finanziamento dell’ Ue importanti: quella contro il razzismo e pure quella per l’ inclusione di rom, sinti e camminanti. Già, perchè Bruxelles stanzia ogni anno milioni di euro per finanziare attività a favore dei nomadi, con l’ obiettivo di integrarli all’ interno di società nelle quali non sembrano avere alcuna intenzione di integrarsi. È nata così, per esempio, la campagna Dosta, che significa “Basta”, contro le discriminazioni sui rom, ancora oggi visibile su Youtube. Sempre nel bando costato il posto all’ ex braccio destro di Giovanna Melandri era previsto per esempio uno stanziamento (31.900 euro) a favore di Romni Onlus, associazione di donne Rom di gruppi etnici diversi e un altro – di 40 mila – alla Fondazione Romanì Italia che ha come scopo quello di «favorire il benessere delle comunità romanès (Rom, Sinte, Kale, Manousches, Romanichels)». Le dimissioni del direttore non fermeranno, con ogni probabilità, le polemiche innescate dalla scoperta dell’ inviato Mediaset, in primis da tutto il centrodestra. «Unar va chiuso», dichiara Giorgia Meloni, leader di Fdi. «Non può finire con le sole dimissioni, la magistratura deve indagare», aggiunge Alessandro Pagano, della Lega-Noi con Salvini. Hanno chiesto le dimissioni del direttore anche Maurizio Gasparri (Fi), Eugenia Roccella e Gaetano Quagliariello (Idea). Il senatore Carlo Giovanardi chiede poi di bloccare del tutto i finanziamenti pubblici alle associazioni che si macchiano di «prostituzione e aberrazioni sessuali». I Cinquestelle si dichiarano pronti a presentare un’ interrogazione e il Codacons ha minacciato di presentare un esposto in Procura. Massimo Gandolfini, presidente del comitato promotore del Family day, parla di «fatto scandaloso» e aveva chiesto per tempo un intervento del governo, poi arrivato nel pomeriggio. Perchè Unar distribuisce i soldi così, attraverso bandi periodici, sulla base di progetti, senza avere però il controllo su come le risorse vengono poi spese. Ma un conto sono l’ associazione Papa Giovanni XXIII, che si occupa di prostitute da togliere dalla strada o la Comunità di Sant’ Egidio, Arci, Arcigay, Croce Rossa Italiana e Unicef, un conto le associazioni lgbt attive nel business delle «serate», dalle quali hanno preso le distanze anche le stesse associazioni, come dimostrano le dichiarazioni di Aurelio Mancuso, già presidente di Arcigay e oggi presidente di Equality Italia, o il presidente di GayLib, Enrico Oliari. Contro Unar, che in passato è finito più volte nel mirino del Forum delle famiglie per “opuscoli” che facevano, a loro avviso, «propaganda delle teorie gender», è scesa in campo ProVita Onlus, che sta valutando la possibilità di un ricorso e denuncia l’ esistenza di altre situazioni simili a Roma e a Napoli. riproduzione riservata C.MA.
 

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