16 Aprile 2020

Non soccorrono i medici ma mandano inquirenti

a milano inchieste e perquisizioni
lorenzo mottola Angelo Panebianco ieri sul Corriere della Sera sosteneva una tesi difficilmente contestabile: con l’ attuale sistema giudiziario la ricostruzione dopo la guerra sarebbe stata semplicemente impossibile. Lo Stato italiano nell’ attuale crisi ha manifestato tutti i suoi vizi. Prima, al momento di attivarsi, i responsabili delle nostre istituzioni si sono semplicemente volatilizzati, ignorando le richieste di aiuto che arrivavano dalle zone colpite e tardando su ogni decisione fondamentale. Ora, dopo settimane di latitanza, l’ unico potere che vediamo tornare in campo è quello giudiziario. Funziona così: in caso di epidemia chi vive in Italia è praticamente spacciato, ma almeno è certo che dopo il funerale si svolgerà un bel processo, magari ai danni dell’ unico che ha provato a curare la vittima. L’ INCHIESTA La prova di tutto ciò è l’ inchiesta sulle Rsa e case di riposo della Lombardia, che rischia di travolgere decine di medici e che ora sta puntando dritta sulla giunta regionale. Ieri la Guardia di Finanza ha visitato gli uffici dell’ amministrazione Fontana per acquisire atti scottanti che per la verità si trovano pure su internet. Parliamo delle delibere che – nella disperazione del momento – chiedevano alle strutture per non autosufficienti se, per caso, avessero palazzine separate da quelle principali dove sistemare i casi meno gravi tra i malati di Covid. Era il periodo in cui gli ospedali erano al collasso. Nonostante ciò, quasi tutte le Rsa hanno risposto di no: solo 15 su 700 hanno dichiarato di avere spazi adatti, ovvero rigorosamente isolati dagli altri degenti. Secondo chi ha presentato esposti, tuttavia, la Regione con questa mossa avrebbe misteriosamente favorito il contagio anche nella gran parte delle altre 685. In tutta Italia e in tutto il mondo, purtroppo, le case di riposo sono state flagellate dal Corona. In Lombardia, però, la questione è diventata politica. Il Codacons ha chiesto che la giunta venga processata per omicidio volontario, non colposo, perché gli assessori avrebbero pianificato a tavolino la strage di centinaia di anziani. Il Pd in particolare, punta al commissariamento per manifesta incapacità del governatore, citando fior di dati: la Lombardia è la regione che ha avuto più vittime, quindi il problema sarà stato generato lì. Certo, con il centrosinistra al potere sarebbe stata tutta un’ altra cosa. I dem possono contare su personalità della levatura di Nicola Zingaretti, il quale – mentre Fontana chiedeva all’ Italia di chiudersi in casa – organizzava aperitivi sui Navigli rimediando la più grassa figura di melma fatta in Italia dai tempi di Sircana. Inutile sottolineare di nuovo, peraltro, che l’ epidemia è scoppiata in Lombardia, purtroppo è normale che abbia colpito più qui che altrove. Ora, nel caos è probabile che anche la Regione abbia commesso errori, ma è anche stata l’ unica istituzione a reagire con prontezza, mentre i sindaci che ora lanciano accuse organizzavano campagne per lasciarci contagiare in pace e Conte brancolava nel buio. Vanno processati tutti? Seguendo il filo di questa inchiesta sono centinaia i politici che rischiano di finire alla sbarra. Per esempio, l’ esecutivo dovrebbe rispondere della totale assenza di approvvigionamenti, che ha esposto i nostri sanitari al rischio di crepare in corsia. Qualche denuncia è già partita. Proponiamo dei numeri: nella crisi in Lombardia sono state usate negli ospedali 17 milioni di mascherine. Solo 2 milioni sono arrivate da Roma. Ben 115mila tute impermeabili. Solo 37mila da Roma. Oltre 43 milioni di guanti. Appena 3 da Roma. E così via. Risultato: dottori allo sbaraglio. E il fatto doloroso è che alla fine è probabile che l’ inchiesta sulle Rsa vada a colpire soprattutto i medici che nel caos hanno commesso sbagli. La Regione, al contrario, parrebbe avere tutte le carte in regola. Un bel processo a chi ha rischiato la pelle. riproduzione riservata.

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