4 Febbraio 2005

«Non si può morire così a 20 anni»

«Non si può morire così a 20 anni»

La rabbia dei familiari di Terence Gambino.
L`ospedale avvia un`indagine interna, oggi l`autopsia

«Me lo hanno ammazzato, me lo hanno ammazzato». Non si dà pace Concetta Gambino, la madre del giovane Terence morto a soli vent`anni dopo che all`azienda ospedaliera «Vittorio Emanuele» per ben due volte gli hanno rifiutato il ricovero. La donna sa di non potere reggere il peso della perdita di un figlio, il dolore è troppo grande. Concetta Gambino si regge a stento e con gli occhi persi nel vuoto trova le parole solo per raccontare le ultime ore di vita di suo figlio e dell`amore che le manifestava giornalmente. «Terence viveva con me, era l`unico che era rimasto con noi in famiglia dopo che gli altri miei tre figli si sono sposati. Terence – ricorda tra le lacrime la donna – mi riempiva di coccole, non c`era giorno che non mi diceva di volermi bene. Un bene che mi ha manifestato fino alla fine. Martedì, dopo essere tornato dall`ospedale, vedendomi preoccupata per il suo stato di salute non ha fatto altro che ripetermi di stare tranquilla. Ora me l`hanno ammazzato».
Il giovane Gambino aveva accusato i primi malesseri martedì mattina. Accompagnato dalla sorella Florinda, il giovane intorno alle 11, aveva raggiunto il pronto soccorso. Aveva un fortissimo mal di testa e vomitava nero. Al pronto soccorso lo avrebbero rassicurato che si trattava di influenza e dopo avergli somministrato un medicinale lo hanno dimesso. A casa il ragazzo ha continuato a star male e, nel tardo pomeriggio, si è ripresentato al pronto soccorso chiedendo di essere ricoverato. Ma nulla da fare. All`ospedale gli avrebbero detto che non c`erano posti disponibili e dopo una flebo lo hanno dimesso nuovamente. Alle 3,30 di mercoledì l`epilogo di una tragedia forse annunciata. Il giovane ha perso conoscenza e con l`ambulanza è stato trasportato in ospedale dove è giunto in coma anossico. Il ricovero al reparto di rianimazione si è rivelato un inutile tentativo di strapparlo alla morte. Il ragazzo è deceduto alle 16. I carabinieri della locale compagnia, coordinati dal pm Serafina Cannatà, hanno aperto un`inchiesta per accertare eventuali responsabilità del personale del «Vittorio Emanuele».
E un`indagine interna è stata avviata dall`amministrazione dell`azienda ospedaliera. Per accertare le cause del decesso, il sostituto Cannatà ha disposto l`esame autoptico che sarà eseguito oggi. Dalla modesta abitazione di via Amendola, nel quartiere Borgo i familiari del giovane, chiedono ora giustizia. Hanno già presentato una denuncia contro il «Vittorio Emanuele»: «perché – sottolineano – non si può morire in questo modo a 20 anni. Non ci arrenderemo andremo fino in fondo perché chi ha delle responsabilità paghi». E intanto il deputato all`Ars dei Comuni Italiani, Salvatore Morinello, alla luce della triste vicenda di Terence Gambino, ha inviato una lettera al presidente della Regione Salvatore Cuffaro, per chiedere l`aumento dei posti letto al «Vittorio Emanuele». Sulla morte del ventenne le associazioni dei consumatori Codacons e «Articolo 32» hanno presentato invece un esposto alla Procura di Gela. Le due associazioni chiedono inoltre al ministero della Salute, alla Regione e all`azienda ospedaliera «Vittorio Emanuele» di accertare i fatti e l`esistenza di specifiche responsabilità. L`Amministrazione comunale, infine, ha annunciato la costituzione di parte civile se il caso approderà nelle aule di giustizia. Del caso si occuperà oggi pomeriggio la trasmissione di RaiUno «La Vita in diretta».

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