14 Luglio 2021

Non si ferma il caro benzina Le rinnovabili non bastano

Sale ancora il prezzo della benzina, e raggiunge il livello più alto dal 2018. Con un possibile aumento di 12 euro in più in un anno per un pieno. Un’impennata che in vista delle vacanze, e quindi degli spostamenti estivi, può arrivare a quasi 300 euro a famiglia. Eppure, in un quadro composto da diversi elementi (effetto della congiuntura, ricerca minuziosa, e ormai preziosa, delle materie prime, spinta al Recovery innescata dai Piani nazionali), che puntano tutti verso la transizione energetica, le rinnovabili non sembrano pronte a tenere il passo, e a raccogliere il testimone dal petrolio. Tanto che l’Unione energie per la mobilità (l’Unem, nata dall’ex Unione petrolifera) – nel corso dell’Assemblea 2021 – incastra due paletti lungo la strada che porta alla piena applicazione del Green deal dal respiro europeo; il primo è sulle fonti fossili, ritenute “dominanti ancora per decenni”, il secondo proprio sui carburanti che si porterebbero sul groppone il peso del fisco. Il ministero dello Sviluppo economico nelle sue rilevazioni periodiche puntella le variazioni: la media nazionale in modalità self service è arrivata per la benzina a 1,65 euro al litro (record da novembre 2018) e per il diesel a 1,508 euro al litro (il prezzo più alto da giugno 2019). Immediata la reazione delle associazioni dei consumatori. “Oggi la benzina costa il 17,5% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – spiega il Codacons, ricordando che con le vacanze alle porte questo significherà una “stangata media” annuale da 295 euro per famiglia – un pieno di benzina costa oggi 12,3 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2020 (oltre 10 euro quello di gasolio)”. Di “prezzi alle stelle”, parla l’Unione nazionale consumatori, che a guardare i calcoli ancora più approfonditi dell’Osservatorio nazionale di Federconsumatori sembra tocchino diversi ambiti del sistema: in totale le ricadute saranno di 251,28 euro a famiglia all’anno, tenendo insieme “l’aggravio di 144 euro ad automobilista” e gli effetti sui “beni di consumo (che la Coldiretti definisce “effetto valanga”) trasportati in larga parte su gomma” pari “a 107,28 euro a famiglia”. Una questione dalle sfumature molto nostrane, secondo il presidente dell’Unem Claudio Spinaci che scarica il ‘peso’ del prezzo sulla “componente fiscale”, e ricorda come “oggi gli automobilisti italiani paghino un sovraprezzo di 7-10 centesimi al litro rispetto agli europei” (quando per l’Italia è prevista una fattura petrolifera in crescita di circa 5 miliardi nel 2021). Ma, a tutto questo, per l’Unem ancora non è possibile rispondere con le rinnovabili: “La domanda di energia ha ripreso a crescere in modo significativo” ed è “in larga parte coperta dalle fonti fossili che sono ancora dominanti, e lo saranno per diversi decenni”. Guardando alla crescita prevista della domanda di energia del 4,6% – rileva Spinaci – l’80% sarà “coperta da fossili”, con in testa petrolio (oltre 30%), carbone (26%), gas (23%); dietro le rinnovabili “intorno al 16%”. Ma è conciliare la transizione ecologica evitando “contraccolpi pericolosi”, la vera sfida che Unem pone al centro; perché non investire più in combustibili fossili significa non “considerare il rischio di una pesante crisi energetica”. Che la raffinazione in Italia fosse in crisi anche prima del Covid-19 – dice Spinaci – si sapeva ma l’emergenza sanitaria l’ha “acuita”, con “le lavorazioni scese di oltre 10 punti” rispetto agli anni precedenti. Un altro buon motivo – rileva – per chiedere un tavolo di confronto sulla raffinazione al ministero della Transizione ecologica; un tavolo che lasci però da parte “slogan” e “preclusioni ideologiche” cercando risposte per le 11 raffinerie e le 2 bio-raffinerie (6 nel Mezzogiorno) che ci sono oggi in Italia. Dal ministero la risposta non si fa attendere. La sottosegretaria Vannia Gava – parlando di una “transizione” da fare “gradualmente” – annuncia infatti l’avvio di due tavoli dedicati: uno “sulla raffinazione” e uno “sulla rete di carburanti”, per individuare “strumenti” e aiutare “il settore ad uscire dalla forte crisi”

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