8 Novembre 2007

Non si arresta la corsa del petrolio, che ieri ha bruciato la nuova soglia dei 98 euro

Non si arresta la corsa del petrolio, che ieri ha bruciato la nuova soglia dei 98 euro, ormai ad un passo dalla frontiera sinora inesplorata dei 100 dollari. Un salasso che si riverbererà anche sui costi degli alimentari: secondo il Codacons l`aumento sarà di 50 euro all`anno. E in Borsa è stata l`ennesima giornata negativa (Dow Jones – 2,7\%) mentre l`euro ha toccato i nuovi massimi: in chiusura di scambi, il rapporto dollaro-euro è fissato a 1,4668 (da 1,4554) dopo che è stato toccato un nuovo massimo intraday a 1,4729. La divisa Usa precipita anche rispetto alla sterlina. Dietro ai nuovi ribassi il timore che la banca centrale cinese aumenti i suoi investimenti in euro a scapito del dollaro.Nonostante un inizio dell`anno `tranquillo` con quotazioni sui 56-60 dollari al barile, il rally innescato dall`oro nero negli ultimi mesi ha già fatto lievitare la media annuale del barile per l`Italia sopra i 70 dollari al barile (47,6 euro). Ma soprattutto ha messo a segno il livello più alto mai registrato in ogni tempo dal prezzo del petrolio, superiore anche a quello raggiunto ai tempi dei grandi shock petroliferi degli anni Ottanta quando un barile di greggio segnò quota 36,83 dollari, che attualizzato ai corsi odierni della moneta (indicizzato cioè all`inflazione) equivarrebbero a poco più di 90 dollari, per la precisione 90,46.Se il greggio, come ormai appare inevitabile, dovesse mantenersi nell`ultimo scorcio del 2007 sui livelli attuali, cioè ampiamente sopra i 90 dollari, quest`anno il conto petrolifero annuale si chiuderebbe con una media a 71,3 dollari al barile, oltrepassando un livello mai più toccato dall`inizio degli anni `80.Sul caro-greggio di quest`anno, gioca comunque a favore dei conti dei paesi consumatori, Italia in prima linea, il supereuro. Analizzando i prezzi in euro il 2007 dovrebbe chiudersi con un barile sopra quota 51 euro: a tanto ammontano infatti i 71,3 dollari ad un cambio atteso in media d`anno a quasi 1,4 euro per ogni biglietto verde. Vale a dire all`incirca la quotazione dell`anno scorso quando a fronte di un barile, in media d`anno, a poco meno di 63 dollari, il cambio euro-dollaro si era attestato a 1,255.Invece l`inarrestabile corsa dei carburanti si farà sentire sul portafoglio delle famiglie italiane e porterà a un rincaro anche dei generi alimentari del 2-3\%, per un esborso di 50 euro annui per nucleo familiare. La stima è del Codacons che ha calcolato le ricadute sulla tavola degli italiani – ma anche nei bar e ristoranti – dei rincari generati nel trasporto delle merci dal boom di benzina e gasolio. “Si pensi a frutta e verdura, carne, latticini, surgelati, e tutti quei prodotti che ogni giorno viaggiano sui camion per raggiungere le diverse città d`Italia – sottolinea il presidente del Codacons Carlo Rienzi – Non solo, a rischio sono anche i listini praticati in bar e ristoranti“.Il vero problema però dovrebbe essere delle aziende d`export. “L`apprezzamento dell`euro nei confronti del dollaro è troppo rapido per consentire alle imprese aggiustamenti strategici che limitino gli impatti negativi sui conti. Da novembre 2006 in termini di competitività – spiega – la crescita del cambio effettivo reale è stata del 4,7\%“.Allarme anche in Germania. Il prestigioso comitato dei Cinque Saggi, sul quale il governo tedesco si affida dal 1963 per i suoi orientamenti in campo economico, mette in guardia Berlino contro un rallentamento della congiuntura e avverte di non abbandonare la strada del rigore e delle riforme. Nel suo rapporto annuale, il comitato – formato da economisti indipendenti – indica per il 2008 una frenata della crescita all`1,9\% rispetto al 2,6\% previsto per quest`anno, legata in particolare a un indebolimento dell`export. I Saggi, comunque, contano su una domanda interna più robusta e sottolineano che il previsto ribasso del Pil per l`anno prossimo non dovrebbe segnare la fine della crescita, né l`inizio di una recessione.In questo quadro è ovvio che i mercati viaggino al rallentatore. Ieri le Borse hanno chiuso in negativo (Dow Jones – 1,9\%) con le banche di nuovo sotto pressione per la loro esposizione al credito strutturato, con il possibile naufragio del maxi-fondo per il salvataggio dei veicoli Siv e la perdita trimestrale straordinaria di 39 miliardi di dollari per General Motors.

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