«Non potevo tacere, ora punite quegli imbecilli »
«Faccio parte di una generazione che non mi rispecchia affatto: una generazione che ha dimenticato i valori ma soprattutto la dignità. Mi ci scontro ogni giorno con la realtà dei fatti e io, nel mio piccolo, posso solo cercare di contrastarla attraverso le parole». Elisa Pansini, 28 anni di Roma, è stata l’ unica a ribellarsi pubblicamente sulla pagina Facebook che esortava alla violenza sessuale su Bebe. Ha scritto un messaggio molto duro rivolto agli iscritti del gruppo… «Non potevo restare zitta, quella pagina fa venire la pelle d’ oca. La cosa assurda è che l’ ho segnalata più volte ai gestori di Facebook ma mi hanno sempre risposto che secondo loro era tutto regolare. Ho coinvolto le mie amiche perché facessero altrettanto, e alla fine ho contattato un avvocato del Codacons». Ora la pagina è chiusa ma il problema resta, non crede? «La cosa che mi fa rabbrividire è la leggerezza con la quale si accosta una pratica sessuale estrema a una disabilità. Questa è la piega che stanno prendendo i social. Si sta diffondendo a macchia d’ olio un virus letale: l’ assenza di filtri. Col tempo, questo meccanismo diventerà prassi e non si riuscirà nemmeno più a distinguere la realtà dal virtuale». Cosa si può fare? «Servono interventi immediati che puniscano questi imbecilli».
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