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12 Febbraio 2015

«Non poteva prevedere tutti quei morti» I perché di uno sconto che fa discutere

«Non poteva prevedere tutti quei morti» I perché di uno sconto che fa discutere

 GROSSETO Ha voluto mettere ordine la Corte di Grosseto con la sua sentenza robusta e dettagliata. Tanto che due cose sono saltate subito agli occhi: Schettino ha sbagliato e deve pagare, ma non è un pericoloso criminale. E poi la Costa ha la sua parte di responsabilità e quindi è stata chiamata in solido con l’ ex comandante a risarcire tutte le parti civili. Molti soldi, quasi dieci milioni: dal milione e mezzo destinato al ministero dell’ Ambiente, ai 300 mila euro della Regione Toscana e dell’ Isola del Giglio, fino ai 30 mila concessi a Domnica Cemortan, passeggera abusiva sulla Concordia, che ne aveva chiesti 200 mila. LE RICHIESTE RESPINTE E così, dispositivo alla mano, si capisce il perché non è stata accolta la richiesta dei pm di condannare l’ ex comandante a 26 anni di carcere. Una decisione che non va contro la procura, perché l’ impianto accusatorio rimane confermato, ma parte da presupposti diversi. A Schettino sono stati contestati i reati di naufragio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, abbandono della nave e abbandono di incapaci, mancata comunicazione alle autorità marittime. I giudici hanno ritenuto di dover valutare la sua posizione partendo da un minimo edittale, quindi 10 anni per l’ omicidio colposo plurimo, al quale non è stata riconosciuta l’ aggravante della colpa cosciente. L’ imputato, in sintesi, non poteva prevedere che morissero tutte quelle persone. Per il naufragio, invece, è stata riconosciuta l’ aggravante. Nel fare l’ inchino davanti al Giglio ha corso il rischio che il disastro potesse avvenire. Un anno, poi, gli è stato dato per l’ abbandono della nave e per l’ abbandono degli incapaci, mentre i pm avevano chiesto tre anni. Nei confronti dell’ ex comandante non ci sarà alcuna misura cautelare. Niente carcere. Perché secondo il collegio giudicante esiste solo «un astratto» possibile pericolo di fuga e non un «concreto» rischio in tal senso. A favore ha giocato anche «il comportamento» tenuto durante la fase processuale in cui è stato sempre presente, tranne che in un’ udienza a causa della febbre e il periodo dell’ obbligo di dimora successivo al naufragio. Il tribunale ha rigettato ogni richiesta di misura cautelare, compreso l’ eventuale ritiro del passaporto per il divieto di espatrio. Schettino è stato anche interdetto per 5 anni dalla carica di comandante di nave, per 4 mesi dalla professione di comandante e condannato all’ interdizione perpetua dai pubblici uffici. Soddisfatta, comunque la procura. «Le prove raccolte erano tali che non poteva andare diversamente e i giudici hanno confermato tutte le accuse – ha dichiarato il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, andato in pensione qualche mese fa, ma presente in aula per la lettura della sentenza – È stata una scelta sbagliata quella di Schettino di voler affrontare il dibattimento. Ora aspettiamo di leggere le motivazioni». LE REAZIONI «Siamo totalmente soddisfatti, hanno aggiunto i pm Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizzi – i giudici hanno deciso per un completo accoglimento del nostro impianto accusatorio confermando tutti i reati per l’ imputato». Di tutt’ altro avviso gli avvocati difensori di Schettino: «Non siamo affatto soddisfatti della sentenza – dice Donato Laino – leggeremo la sentenza e poi faremo ricorso. Ci lascia perplessi il riconoscimento da parte del Tribunale del reato di abbandono della nave che noi ritenevamo inesistente. Questo reato è infamante per il nostro assistito». Secondo il Codacons, invece, «il tribunale di Grosseto sconfessa in modo definitivo l’ operato della procura. Molti degli argomenti portati da noi in giudizio – spiega l’ associazione – al fine di evidenziare i devastanti malfunzionamenti della nave e l’ evidente nesso causale tra questi ultimi e la perdita di vite umane, nonché le altrettanto evidenti responsabilità della compagnia armatrice e degli organismi di certificazione e controllo, sono stati evidentemente tenuti dal tribunale in ampia considerazione nel determinare l’ entità della condanna». Cristiana Mangani © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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