“Non pesa solo il portafoglio ora desideriamo di meno”
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fonte:
- la Repubblica
LUISA GRION Lo spauracchio della Grecia ci ha fatto quasi dimenticare l’ ansia di non arrivare alla fine del mese. Il problema quindi non è solo di reddito? « No, ci sono due analisi da fare: la minore disponibilità, certo. C’ è meno occupazione, girano meno soldi. Problema chiaro, soluzione altrettanto evidente: per invertire la rotta, prima ancora di puntare al rilancio – ci vogliono quattro anni per far sì che la ritrovata crescita si travasi nei maggiori consumi – bisogna liberare nuova capacità d’ acquisto riducendo il cuneo fiscale. Ma non è solo un problema di disponibilità economica: il fatto è che desideriamo di meno». È grave? «Molto, e non solo per gli effetti che questo aspetto produce sui consumi. Temo di più le implicazioni antropologiche». Cominciamo da quelle economiche, che fare? « Per certi settori non c’ è molto da dire. Penso all’ arredamento: le case sono piene e, visto che dobbiamo far quadrare bilanci più stetti, ci accontentiamo di quello che già abbiamo . Lo stesso vale per il vestiario: non ci sentiamo più ex poveri e la possibilità di accedere a consumi più raffinati rispetto a quelli abituali non ci galvanizza come un tempo. Diverso è invece il discorso dell’ alimentare». Lì i consumatori del Codacons dicono che siamo tornati indietro alla fine degli anni Settanta. « Oggi, rispetto al passato, è molto più difficile quantificare i consumi alimentari perché i comportamenti delle famiglie sono decisamente cambiati. Ora c’ è il chilometro zero, i canali alternativi. Ventitre milioni di italiani vanno alle sagre, molti preferiscono saltare la cena – e quindi la spesa al supermercato – per farsi l’ aperitivo e il tramezzino al bar con gli amici, e il pasto finisce lì». Ma gli italiani si sentono più poveri rispetto agli anni precedenti la crisi? «Direi di no: è dalla fine degli anni Novanta che si parla di impoverimento della popolazione, la tensione sul tema – per forza di cose – è scesa. La povertà è un fatto relativo e la generale caduta di tono dei consumi ha annacquato l’ angoscia. E poi in questi duri mesi di rigore montiano la paura ha cambiato direzione». Dov’ è andata? « Verso lo spread, il default, verso il timore che il fallimento, più che a livello di famiglia sia a livello di Stato». Lei parla di effetto antropologico della caduta del desiderio, a cosa si riferisce e perché lo teme di più? « La caduta del desiderio rende antropologicamente povera una popolazione perché spezza il rapporto che c’ è fra il desiderio stesso e la legge destinata a trattenerlo. Se non c’ è più desiderio, non c’ è più legge, le personalità si fanno più fragili, manca la spinta, predomina l’ inconsistenza. Per la storia di un popolo tutto questo è tragico». Ma lei è ottimista è pessimista sul futuro di questo Paese? «Ottimista nonostante tutto: l’ Italia applica il processo della betoniera, alla fine rumina tutto, macina tutto. Così è stato, per esempio, per il rampantismo berlusconiano, per quello leghista e così sarà per quello ciociaro. Nel lungo tempo digeriremo». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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