«Non pagheremo per colpe non nostre»
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- Trentino extra
Ubaldo Cordellini Trento. «Non è il momento dello scaricabarile o delle polemiche. All’ inizio dell’ emergenza c’ è stato uno scontro forte con la Provincia che voleva permettere le visite dei parenti alle Rsa, mentre noi eravamo contrari e abbiamo chiuso. Poi la Provincia ci ha ripensato e si è ricreduta». Francesca Parolari, presidente dell’ Upipa e dell’ Opera Romani di Nomi, cerca di calmare le acque dopo che l’ assessora Stefania Segnana ha risposto duramente alle accuse lanciate dal presidente della Rsa di Riva del Garda Lucio Matteotti. L’ aumento abnorme di morti nelle Rsa a marzo, 282 contro i 140 dello stesso mese del 2019, sta a dimostrare che qualcosa è andato molto male. Del resto, i dati di alcune Rsa sono eclatanti nella loro crudezza. A Pergine ci sono 49 decessi dall’ inizio dell’ epidemia su 151 ospiti e a marzo 39 contro i 14 del marzo dell’ anno scorso. A Ledro ci sono stati 23 decessi su 60 ospiti e a Pellizzano sono morti 18 ospiti su 72. Ad Arco i morti dall’ Inizio dell’ emergenza sono 48. Molti di questi morti che neanche risultano nelle statistiche ufficiali della Apss, che a marzo ha attribuito «solo» 67 vittime al Covid, mentre non ha spiegazioni per almeno altri 75 decessi che risultano in più rispetto alla mortalità mensile delle Rsa. Una situazione che spinge il sindacato Fenalt a chiedere il commissariamento della case di riposo: «Il sistema ha fallito», dice il vicesegretario Roberto Moser. La presidente Parolari spiega che sui dati regna molta confusione, ma aggiunge che non è il momento di aumentare la tensione: «Sui dati c’ è un po’ di confusione. Ma adesso dobbiamo essere tutti uniti contro il nemico comune che è il virus. La Provincia mantenga un ruolo istituzionale. Siamo in un momento ancora molto delicato e chiediamo che la Provincia e l’ Apss facciano di tutto per aiutarci e per studiare soluzioni innovative. Ora abbiamo la struttura di Volano in cui vengono trasferiti gli ospiti positivi per mantenere immuni altre strutture. È il nostro fiore all’ occhiello, altro che lazzaretto. Prima o poi si dovranno riaprire le Rsa, sia ai familiari che a nuovi ospiti e dobbiamo trovare tutti insieme il modo di farlo in sicurezza». Per quanto riguarda il passato, però, la presidente dell’ Upipa aggiunge, anche riferendosi all’ esposto del Codacons, che le Rsa hanno fatto tutto il possibile: «Noi non ci stiamo a fare il capro espiatorio di questa situazione. Abbiamo collaborato con la Provincia seguendo le loro indicazioni. Già da febbraio era ammessa una sola visita al giorno. Poi, quando il 4 marzo è uscito il Dpcm sulla chiusura totale, abbiamo chiuso già a partire dalla mattina del 5. E qui c’ è stato un momento di forte contrasto con la Provincia che voleva tenere aperte le strutture e continuare a consentire una visita dei parenti al giorno. Sennonché, dopo una settimana, hanno cambiato idea». Sul perché ci siano stati così tanti morti, la presidente spiega che le strutture sono lo specchio del territorio: «Noi abbiamo circa 60 strutture e la metà è rimasta immune dal virus. Questo vuol dire che il sistema in molti posti ha retto. Mentre nei territori in cui c’ è un forte contagio, anche le strutture hanno avuto molti casi». La presidente, però, riconosce che ci sono stati problemi anche con i dispositivi di protezione individuale: «All’ inizio non avevamo le mascherine, poi abbiamo distribuito quelle che ci erano state date dalla Protezione civile, che però erano di scarsa qualità. Così le abbiamo cercate per conto nostro, ma i tempi sono stati molto lunghi. Del resto anche le indicazioni sull’ uso delle mascherine non erano chiare. Dicevano di indossarle solo quando si era a meno di un metro e mezzo dai pazienti. Ora le mascherine ci sono, ma ci mancano i camici monouso. Non se ne trovano. Si sta risolvendo anche il problema del personale che sta tornando al lavoro. I nostri operatori ce l’ hanno messa sempre tutta e anche chi stava male non vedeva l’ ora di rientrare per dare una mano ai colleghi. In questa situazione abbiamo fatto quello che abbiamo potuto e dare colpe non ha senso. In questo periodo ci sono stati quasi 200 morti in più. Poi vedremo le cause, ma per noi tutti è un grande dolore».
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