«NON FU IL GENERATORE DIFETTOSO A PROVOCARE IL NAUFRAGIO»
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fonte:
- Il Secolo XIX
GROSSETO. Forse l’ ultimo dubbio della Concordia sembra risolto dalla perizia supplementare che per due volte nei mesi scorsi riportò a bordo della nave anche Francesco Schettino: il generatore d’ emergenza-che doveva supplire alla mancanza di energia, essendo tutte le sale motori allagate – funzionò poco tempo, a bassa po tenza e male. Ma questo default non fu decisivo sul destino del naufragio, secondo i periti del tribunale, e non incise né sull’ illuminazione interna, né sulle pompe di sentina, né sulla manovrabilità della nave visto che i timoni erano già diventati inefficaci di per sé. Il suo funzionamento corretto avrebbe salvato qualche vita umana delle 32 vittime? «Onestamente -ha detto il capo dei periti chiamati dal tribunale, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone – non so dire cosa sarebbe successo se il generatore d’ emergenza avesse funzionato. Non so dare risposte su che impatto avrebbe dato in termine di vite umane perse. È un’ ipotesi soggetta a tantissime variabili». La nuova perizia non ha lasciato le parti remissive, ci sono stati battibecchi, intense richieste di chiarimenti, il pm ha protetto i risultati della sua inchiesta dando un peso marginale alla nuova perizia, il presidente Giovanni Puliatti ha dovuto fare richiami per tenere l’ udienza in ordine. Anche la difesa di Francesco Schettino ha tentato una sortita energica: è successo alla fine, quando ha contestato le conclusioni dei periti, sostenendo che il generatore per un pò funzionò e consentì a Schettino di virare i timoni a destra, evitando un secondo impatto con le rocce e portando la nave a scarrocciare verso il porto. La conseguenza, secondo la difesa? Che non fu «la mano di Dio», come ebbe a sostenere il procuratore Francesco Verusio a suo tempo, ma l’ abilità di Schettino a trascinare la nave accanto all’ isola togliendola dal mare aperto e permettendo di sbarcare meglio migliaia di persone. Ma perché il generatore non funzionò? «Per sovraccarico», dicono i periti: troppa richiesta di energia lo mise in crisi, la ventola di raffreddamento andò in tilt, surriscaldò e il personale di macchina temette che potesse esplodere. Inoltre il malfunzionamento mandò nel caos gli ascensori, che non tornarono correttamente ai piani di evacuazione, e impedì di usare i verricelli per sganciare in modo automatico e non manuale le scialuppe. Comunque nessuno morì negli ascensori (furono trovate cinque vittime nel vano dell’ ascensore D ma trascinate dalle correnti ore dopo l’ urto) e forse solo una scialuppa, la numero 16, rimasta incastrata avrebbe potuto essere liberata. Le parti civili, però, non sono convinte del «sovraccarico» come causa del guasto e domani attaccheranno la perizia coi loro consulenti. Come farà anche il Codacons che già ieri ha fatto emergere un’ altra cosa: i file di manutenzione depositati da Costa spa al processo sarebbero stati modificati il 13 marzo 2012, cioè due mesi dopo il naufragio del 13 gennaio ed esisterebbe una copia «frozen», cioè congelata con la reale “fotografia” della nave al febbraio 2012.
michele giuntini
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