Non è finita: ora sull’Inps ricorsi a pioggia
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fonte:
- il Tirreno
Non è finita: ora sull’Inps ricorsi a pioggia
di Giovanna Mezzana Per i pensionati non è un risarcimento ma una beffa. Si aspettavano rimborsi da qualche migliaia di euro per “rientrare” degli assegni mensili decurtati incostituzionalmente dalla norma Fornero e invece riceveranno un bonus al massimo di 750 euro: tra 278 e i 750 euro, per la precisione, in soluzione unica, ad agosto. E non finisce qui perché ci sono i gabbati per antonomasia, quelli che non avranno neppure un euro: sono i pensionati che ricevono assegni mensili lordi sopra la soglia di 3.200 euro. Suscita grande delusione il decreto che scioglie il nodo dei rimborsi sulle pensioni e che il Governo ha dovuto approntare rapidamente dopo la sentenza della Consulta, che ha bollato come incostituzionale la norma Fornero, inserita a suo tempo nel “Salva Italia” e che aveva ibernato per due anni consecutivi l’ adeguamento delle pensioni oltre 1.405,05 euro lordi per il 2012 e oltre 1.441,56 euro lordi per il 2013. Che fare? C’ è una strada per rientrare di tutti i denari che spettano? Sì, affermano senza batter ciglio sia i consulenti del lavoro che i responsabili dei patronati e finanche il Codacons: perché c’ è una sentenza della Corte Costituzionale a tutela del diritto maturato. Si preannuncia una valanga di azioni legali. Quanto spettava. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, i centri studio di mezza Italia calcolarono l’ ammontare del maltolto, che varia in base all’ assegno mensile, così come l’ Avvocatura di Stato ne stimò l’ impatto sui conti pubblici: per azzerare gli effetti della norma Fornero sulle tasche dei pensionati il Governo avrebbe dovuto trovare 18 miliardi di euro. Fu subito chiaro che tutti non avrebbero riavuto tutto, ma i bonus contenuti nel decreto superano forse ogni peggiore aspettativa. L’ Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre (la Cgia) ha calcolato l’ ammontare delle cifre che la norma Fornero ha corroso (vedi tabella): nel calcolo bisogna tener conto non solo dei denari non percepiti nel 2012 e nel 2013 quando il blocco dell’ indicizzazione era in vigore, ma anche dell’ effetto domino nel 2014 e nel 2015. Ad esempio: un pensionato che prende 1.088 euro nette al mese ha perso complessivamente 1.674 euro (al netto dell’ Irpef); per un assegno mensile da 1.352 euro nette la perdita è stata di 3.250 euro; per pensioni tra 1.650 e 1.900 euro circa l’ emorragia è rispettivamente di 3.400 e 3.800 euro, quasi un tesoretto per i tempi duri; per non parlare di quanto ci ha perso chi prende pensioni da circa 2.500: quasi 5.200 euro. Quanto arriverà. Le cifre perse sembrano ancor più considerevoli se messe a confronto con quanto verrà rimborsato. Come diciamo anche in altra pagina, chi è sopra i 3.200 euro lordi non prende nulla; se prendi 2.700 euro lordi il rimborso sarà di 278 euro, se ne prendi 2.200 il bonus sarà di 450 euro e per pensioni da 1.700 euro lordi il rimborso ammonterà a 750 euro. Una doccia fredda. La soluzione. Secondo gli esperti c’ è il modo per rientrare in possesso di tutto ciò che spetta. Il vademecum dettagliato ancor prima dell’ uscita del decreto dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro «rimane senza ombra di dubbio in piedi» afferma Enzo De Fusco, coordinatore scientifico della Fondazione Studi. Di cosa si tratta? Il pensionato può rivolgersi ad un professionista o ad un patronato per fare istanza (si dice) di ricostituzione pensionistica all’ Inps; se dopo 120 giorni l’ Inps non risponde, significa che la domanda è rigettata e allora si può fare ricorso; se entro 90 giorni non arriva risposta, si ricorre all’ azione giudiziaria e si va di fronte ad un Giudice del Lavoro che, alla luce della sentenza della Consulta, non potrà che dar ragione – secondo gli esperti – al pensionato. Valanga di “ricorsi”. Anche secondo i responsabili toscani di Inca e Inas, rispettivamente i bracci operativi di Cgil e Cisl in materia di previdenza, la storia dei rimborsi non finisce con il pensionato gabbato. «Con tutto il polverone che si è alzato – nota Sandro Renzoni, coordinatore Inca Cgil Toscana – uno spazio di contenzioso rimarrà; quanto ampio sarà, dipende da come il decreto è stato scritto». I patronati sono pronti: «Il pensionato ha diritto a chiedere all’ Inps la ricostituzione pensionistica – spiega Marco Manfredini, responsabile Inas Cisl Toscana – e in tal caso noi lo assisteremo. Bisogna tenere conto però che l’ Inps risponderà picche, in quanto l’ istituto è tenuto ad applicare la norma del Governo; a questo punto si dovrà fare ricorso, quindi aprire un percorso giudiziario e andare di fronte ad un Giudice del Lavoro, che potrebbe anche rimettere la questione nelle mani della Corte Costituzionale. Io credo che i pensionati si faranno avanti – conclude – in quanto i benefici che il decreto prevede sono limitati. Ci saranno, insomma, degli strascichi».
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