21 Maggio 2020

«Non è il momento della movida» Conte tira le orecchie ai più giovani

Bar, gelaterie e parchi presi d’ assalto. Nelle città post-lockdown a preoccupare di più sono però i luoghi della movida e gli «atteggiamenti irresponsabili» dei più giovani (ma non solo). Distanziamento fisico e divieto di assembramento sembrano svaniti nel nulla. Perché le immagini di decine di ragazzi tutti vicini e senza mascherine, intenti a festeggiare con il bicchiere in mano, davanti ai bar e nei luoghi “caldi” di molte città da Nord a Sud che sono circolate sui social hanno acceso il campanello d’ allarme. «Non è il tempo dei party o della movida », rimprovera Giuseppe Conte. «Abbiamo fatto saltare l’ autocertificazione perché la curva epidemiologica è sotto controllo, però non è tempo dei party e degli assembramenti altrimenti la curva risale ». Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, attacca: «Non si può scherzare col fuoco». «Sicuramente servono più controlli e li faremo ma quello che conta di più – sottolinea Speranza – è la persuasione di ciascuno di noi». Il titolare della Salute lancia un appello ai più giovani: «È in gioco la vita delle persone – aggiunge – . Non possiamo dimenticare le immagini drammatiche di poche settimane fa che abbiamo visto nei nostri ospedali, i volti stremati dei nostri infermieri, medici e operatori sanitari». Anche il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, punta il dito contro gli assembramenti e avverte: «Così ri- schiamo di mandare in fumo tutti gli sforzi fatti». E sulla riapertura delle Regioni del prossimo 3 giugno, ricorda anche che «se una Regione è ad alto rischio, è evidente che non può partecipare alla mobilità interregionale ». «Autonomia significa responsabilità, ogni Regione si assume la responsabilità di riaccendere gli interruttori con gradualità». E mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, è pronto a realizzare uno spot rivolto ai giovani che spieghi le regole della movida nella Fase 2, anche ieri in centro a Milano era quasi impossibile muoversi in bici se non facendo lo slalom fra gli assembramenti nei luoghi “tradizionali” del tempo libero: dai parchi, alle aree verdi con giochi bimbi, dalle gelaterie ai locali nelle zone “calde” all’ Arco della Pace, in Corso Como e sui Navigli. E lo stesso vale anche per le altre città, tanto che, sono soprattutto i sindaci – chiamati a far rispettare le norme anti-assembramento – a non dormire sonni tranquilli. «Sono preoccupato io, sono preoccupati i miei colleghi perché, di fatto, il nuovo decreto ha dato una sensazione di “liberi tutti”», sottolinea il sindaco di Bari e presidente dell’ Anci, Antonio Decaro. «Comportamenti irresponsabili mettono a rischio non solo la nostra salute individuale ma anche quella delle persone più fragili che abbiamo care, oppure saremo costretti a chiudere di nuovo i locali, con il danno anche economico che questo comporterebbe ». In realtà, uno dei locali più noti di Padova nel mirino della movida degli scorsi giorni ha già chiuso. Per scelta del titolare. «Gettiamo la spugna. Da oggi ‘Gasoline Padova’ rimarrà chiuso». Solo poche ore dopo la riapertura e la fine del lockdown, ha deciso di chiudere di nuovo i battenti. La ragione? Troppo caos normativo ma anche troppa movida incontrollata. «Siamo stanchi. Stanchi di vivere una situazione insostenibile da gestire. Stanchi di essere costretti a mantenere un ordine, dove un ordine non c’ è – scrivono in un lungo post pubblicato su Facebook-. Chiudiamo al pubblico per non perderci il fegato, o magari la licenza per colpa di qualche ragazzino/ a che non ascolta nemmeno i suoi genitori». I gestori chiedono più controlli e orari limitati. Ma Decaro non nasconde che «è illusorio pensare che possa essere esercitato un controllo da parte delle forze dell’ ordine per ogni cittadino » e chiama alla responsabilità anche nei confronti degli operatori dei locali, proponendo loro di mettere a disposizione dei clienti, insieme al cocktail, una mascherina. Intanto, anche sui controlli e le chiusure, i sindaci si muovono in ordine sparso. Dal capoluogo lombardo, il primo cittadino Beppe Sala fa sapere, per il momento di non pensare alla chiusura dei locali, malgrado l’ incalzare delle opposizioni e del Codacons che chiedono di fermare i bar della movida durante il weekend. «Questa della riapertura è un buon investimento per tutti e ci serve – ha sottolineato Sala – . Da qua a dire che bisogna immaginare di chiudere direi di no, mi sembrano casi ancora limitati ». A Benevento, invece è il prefetto a prendere in mano le redini, invitando i sindaci del capoluogo e dei comuni della provincia ad emettere per il prossimo fine settimana un provvedimento che preveda l’ anticipazione alle 23 il divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche e alle 24 la chiusura degli esercizi commerciali. Intanto anche il Viminale alza la guardia: il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ieri ha inviato una circolare ai questori di tutta Italia, chiedendo il «massimo impegno» nel controllo del territorio per contrastare mafie, criminalità diffusa e assicurare allo stesso tempo «il rispetto del divieto di assembramento ». E per chi sgarra le multe sono salate: da 300 a 4mila euro. RIPRODUZIONE RISERVATA

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