27 Dicembre 2011

Non cessa l’ allarme sulle protesi al seno considerata a rischio prodotte dall’ azienda francese Pip

Non cessa l’ allarme sulle protesi al seno considerata a rischio prodotte dall’ azienda francese Pip

Non cessa l’ allarme sulle protesi al seno considerata a rischio prodotte dall’ azienda francese Pip. Sarebbero decine di migliaia le donne che in Italia sono state sottoposte ad impianto di protesi prodotte dall’ azienda francese Pip: ad affermarlo il Codacons, che contesta il dato ufficiale finora fornito, secondo il quale sarebbero solo 4.300 le pazienti italiane coinvolte. Basti pensare – spiega l’ Associazione in difesa dei consumatori in una nota – che in base ad indiscrezioni da noi raccolte, fino al 2007 l’ Istituto tumori di Milano avrebbe utilizzato unicamente tali protesi per le operazioni al seno. L’ Associazione annuncia quindi una class actionalla quale possono partecipare tutte le pazienti che hanno subito un impianto di protesi Pip, mentre oggi presenterà un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia in cui – anticipa l’ Associazione – si chiede di procedere per i reati di lesioni gravissime, frode in commercio e produzione e vendita di prodotti pericolosi. Per quanto riguarda l’ azione collettiva rivolta a tutte le pazienti che hanno subito un impianto di protesi Pip, il Codacons spiega che è finalizzata a far ottenere alle stesse il risarcimento dei danni subiti, pari a 5 mila euro ciascuna. Nelle prossime, ore riferisce infine l’ Associazione, sul sito www.codancons.it e sul blog www.carlorienzi.it sarà pubblicato un modulo attraverso il quale, nel più totale anonimato, le donne coinvolte nella vicenda potranno aderire alla class action. Tre giorni fa si era diffusa la notizia che l’ Interpol aveva emesso un avviso di ricerca internazionale nei confronti di Jean Claude Mas, fondatore della società ‘Pip’. Ma poi l’ Interpol ha precisato che Mas è ricercato non per motivi legati alla vicenda delle protesi ma per un reato, commesso in Costa Rica, di guida in stato di ebbrezza. In Francia il governo ha raccomandato a titolo preventivoe senza carattere d’ urgenzala rimozione delle protesi alle 30 mila donne che si sono sottoposte all’ impianto. Rassicurazioni in Italia dal ministero della Salute, che ha ribadito che non ci sono le premesse per creare allarmismiribadendo quanto già affermato dal Consiglio superiore di sanità, cioè che non esistono prove di un legame tra le protesi Pip e l’ insorgere di tumore, ma esiste solo una maggiore probabilità di rottura delle stesse. La vicenda ha avuto ampia ripercussione anche in America Latina. Solo in Brasile almeno 25 mila donne brasiliane hanno utilizzato le protesi prima che venissero proibite.

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