16 Aprile 2013

«Non è certo Schettino l’ unico colpevole»

«Non è certo Schettino l’ unico colpevole»

di Sara Landi wGROSSETO Andare oltre le semplificazioni e la spiegazione monocausale – quella che vorrebbe Schettino unico responsabile del disastro – per cogliere la complessità delle variabili in gioco e dare risposta agli interrogativi rimasti aperti. Questo si propone di fare il libro “Costa Concordia. L’ altro volto della verità” appena pubblicato dalla casa editrice Ets di Pisa e presentato ieri a Grosseto su iniziativa dell’ Isgrec in occasione dell’ apertura del processo. L’ altro volto della verità è quello ricostruito da tre docenti dell’ ateneo pisano (il filosofo Alfonso Maurizio Iacono, l’ economista Iacopo Cavallini e l’ ingegnere Bruno Neri che è anche il coordinatore del collegio peritale del Codacons) e dal giornalista del Tg 1 Alessandro Gaeta, già autore dell’ inchiesta “Il capitano e la Concordia”. «La verità è molto più complessa di quella che i media hanno restituito all’ opinione pubblica – dice Gaeta, il cui contributo nel volume si intitola non a caso “Naufragio mediatico” – Sono tanti gli elementi di complessità che in una verità ipersemplificata non trovano posto: sulla nave quella sera non ha funzionato nulla a partire dal gruppo elettrogeno; ci sono stati evidenti ritardi nella gestione dei soccorsi e la stessa roboante telefonata di De Falco è servita in realtà a coprire alcune mancanze della Capitaneria di porto». Anche per Bruno Neri, docente di elettronica a Pisa, il «colpevole perfetto» c’ era già e per questo motivo tanti interrogativi sono rimasti senza risposta. «Perché – si domanda l’ ingegner Neri – non è stato possibile accedere al traffico telematico generato quella sera dai computer della nave ma solo a quello dei cellulari? Perché non è stato possibile accertare il motivo per cui il gruppo elettrogeno non ha funzionato? Sono solo due delle tante domande senza risposta invece bisognerebbe ricostruire tutti gli anelli della catena che conduce fino alle 32 vittime. Poi sarà il giudice a decidere il carico di responsabilità da assegnare a ogni singolo anello». Perché andare oltre le semplificazioni non significa assolvere nessuno ma semplicemente restituire la complessità di quanto accaduto. «Se il criterio che prevale – denuncia il giornalista Gaeta – è quello che qualunque altro malfunzionamento o errore a bordo non va verificato perché tanto sarebbe andata a finire lo stesso, così allora la Costa Crociere potrebbe presto uscire dal processo e si corre il rischio grave della pietra tombale sull’ intera vicenda». Il libro tratta inoltre il fenomeno del gigantismo navale incarnato dal disastro della Concordia. «La Concordia – ricordano gli autori – era una nave di 50 metri di altezza sul livello del mare con soli 8 metri di pescaggio. Navi di questa stazza hanno problemi naturali di stabilità eppure la percezione da parte dell’ opinione pubblica è che il disastro non sia da attribuire alle caratteristiche o alla dotazione tecnologica della nave ma solo al suo comandante». A questo proposito la chiusura del volume è affidata al professor Iacono che osserva: «Se si arriverà alla conclusione che tutto è accaduto per l’ errore di una persona sola allora l’ inquietudine sarà più grande, perché questo vorrà dire che in un gigante come la Concordia la sicurezza e la vita stessa di 4mila persone è stata affidata alla fragilità e all’ arbitrio di un singolo uomo. La logica suggerisce che questa, sì, sarebbe una follia».

 

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