Non basta ridisegnare…
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fonte:
- Il Messaggero
«Noi negozianti abbiamo gli occhi puntati contro, ma a pochi sembra interessare che la pizza o il barbiere costano di più». Mario Abbati, commerciante ternano, è da oltre quaranta anni nel settore ed è pronto a giurare che chi vende alimentari di speculazioni non ne ha fatte. «Anzi – precisa – senza le promozioni e le offerte dei generi alimentari anche la grande distribuzione avrebbe fatto fatica». Per molti operatori mantenere la stabilità dei prezzi nel 2002 non era solo un impegno formale. Si ma la frutta e la verdura? «Solo aumenti legati al maltempo», fa notare Lucio Tabarrini, titolare di un supermercato di San Marco, Perugia.
«La gente dovrebbe legarsi maggiormente alla stagionalità dei prodotti: le fragole, ad esempio, si trovano tutto l`anno ma è normale che in certi periodi costino di più. E in certi casi, se ne potrebbe fare a meno…». Dai clienti solo lamentele generiche, sostengono i venditori, perché gli aumenti in realtà sono stati pochi. «Piuttosto dovremmo cominciare a preoccuparci degli aumenti futuri». I listini 2003 dei distributori sono dietro l`angolo e il timore è che ora comincino gli aumenti veri. Un consiglio da un operatore: fare scorta di grana e acqua minerale.
«Spesso la pensione non basta ad arrivare a fine mese», denuncia Teresa, casalinga perugina settantenne. «É vero che con l`euro i soldi “vanno via“ prima, ma qualcuno ci ha marciato». Per la cronaca, latte, pane e acqua minerale, nel 2002 sono cresciuti rispettivamente dal 7 al 10%. Da Madonna Alta, una solerte massaia ha conservato gli scontrini del macellaio degli ultimi due anni. Gli acquisti sono stati gli stessi, ma la spesa è aumentata. «Ho fatto i conti e nel 2002 ho speso dieci euro in più». E pensare che la carne è uno dei comparti dove gli aumenti sono stati meno frequenti. «Mi chiedo – prosegue la casalinga perugina – cosa sia stati delle nostre finanze comprando gli altri prodotti personali e per la casa». Meglio non indagare. Ma c`è chi invita a tenere d`occhio anche le tariffe di parrucchiere e officine meccaniche. «Per una messa in piega non bastano più 50 euro – fa notare Barbara, impiegata di Perugia – e qualcuno dovrebbe cominciare a preoccuparsi anche dei conti (salati) del meccanico».
E le pizzerie? «Ci dovrebbero spiegare perché in Italia si paga ancora il coperto», fa notare Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria, che invita a riflettere sulle ricevute di certi locali pubblici. «Pagare 26 euro per tre pizze, un`insalata, una birra e un`acqua minerale, ci sembra davvero un po` troppo».
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