2 Ottobre 2013

«Noi resistiamo e non aumentiamo i prezzi»

«Noi resistiamo e non aumentiamo i prezzi»

DICIAMOLO chiaramente: da ieri la vita costa l’ 1% in più. Dal vino al caffè, dai frigoriferi alle tv, dagli smartphone ai tablet. E ancora: i prodotti per la casa e quelli per la cura della persona, dall’ ingresso in palestra ai pacchetti vacanza. E prodotti di cartoleria, giocattoli, mobili per dirne alcuni. Un elenco lungo così. E’ SCATTATO l’ aumento dell’ Iva. L’ aliquota più elevata ? applicata ai prodotti non di prima necessità ? passa dal 21 al 22%. E son dolori: una mazzata che le associazioni dei consumatori ipotizzano possa pesare sui bilanci delle famiglie per circa 200 euro all’ anno, Codacons si spinge fino 349 euro per un nucleo composto da 5 persone. Ma per ammorbidire l’ impatto sui consumi già allo stremo, alcune catene della grande distribuzione hanno annunciato che non ritoccheranno i prezzi. Ma fino a quando? Tendenzialmente fino ad esaurimento scorte, mentre la benzina quasi ovunque è già aumentata di 1,5 centesimi di euro al litro. Se soffre Golia, figuriamoci Davide… Anche i negozi di quartiere cercano di tranquillizzare la clientela. Carmen Lionella ? titolare di Pantofolandia in via Regia ? ha deciso di appendere un cartello ben in mostra sulla vetrina: «Aumenta l’ Iva, ma i nostri prezzi restano invariati». «Sapevamo che sarebbe successo ? spiega Carmen ? Con la sospensione dell’ Imu era chiaro che si sarebbe cercata la copertura da un’ altra parte. Noi però non vogliamo che a pagare siano i nostri clienti, tendenzialmente pensionati, per questo non ritoccheremo i listini. Non l’ abbiamo fatto neppure l’ anno scorso, in fondo io e mio marito ci accontentiamo di poco». E da ieri si dovranno accontentare di un 1% in meno, «ma non importa ? prosegue la signora ? è un momento difficile per tutti, e noi cerchiamo di fare il nostro». Ma la verità è che i piccoli commercianti si sentono come un bersaglio «sul quale è fin troppo facile sparare ? dice con tono rassegnato Samanta Tommasi , mentre riordina il suo negozio vintage ? Onestamente non ho molto da dire: da quando ho aperto il negozio 7 anni fa, quando la crisi iniziava a flagellare il nostro paese, non ho mai aumentato i prezzi. Eppure la pressione fiscale si è fatta sempre più pesante e il giro di clienti si è assottigliato. Non abbiamo nessun tipo di tutela, siamo soli. La soluzione? Andarsene via». NEPPURE al caffé Vecchia Viareggio ci saranno sorprese. Sfruttando un momento di calma Giovanni Malfatti dalla cassa del suo bar fa due calcoli. «Sapete quanto mi resta di un caffè, scorporando il 22% di Iva?» Quanto? «Praticamente 78 centesimi ? risponde ? e 98 per il cappuccino». Ma non è finita qui, «poi ci devo pagare l’ affitto del fondo, i dipendenti, la luce, l’ acqua, la spazzatura…». Senza fare troppi calcoli viene da pensare che di un caffé non rimanga nemmeno il fondo. «Quello che vorrei chiedere ai nostri parlamentari è come pensano che gli italiani possano sopravvivere a questa pressione fiscale. Non aumenterò i prezzi ? conclude ? il lavoro negli anni è calato vertiginosamente. Ma temo che questa manovra possa comunque deprimere ulteriormente i consumi già bassi». Mettici il clima di incertezza, la sfiducia generale, e anche la paura. «Sinceramente ? confessa Giuseppe Disposito , che gestisce una rivendita di scooter ? Non mi preoccupa tanto questo infinitesimale aumento, quanto l’ impressione che il governo non faccia assolutamente niente per incoraggiare la ripresa». Tanto gli stipendi dei politici non li tocca mica nessuno. mdc.
 

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