«Noi ladini storici avanti a testa alta»
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fonte:
- Il Gazzettino
«Se davvero c’ è l’ identità, si va avanti lo stesso». Parole e musica di Elsa Zardini, ampezzana doc e presidente dell’ Union Generela di Ladins dles Dolomites. Perché ladini si nasce. Qualcuno, invece, lo è diventato. Nel 1999, per la precisione. Dopo l’ entrata in vigore della legge 482 sulle minoranze linguistiche. E la lista degli “enti inutili” stilata dal Condacons punta l’ indice accusatorio solo contro i cosiddetti «neo-ladini». Ovvero, tradotto in bellunese, contro l’ Istituto culturale delle comunità dei ladini (che raggruppa le minoranze linguistiche di Agordino, Cadore, Comelico e Zoldano), mentre non cita neppure di striscio l’ Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan (che è circoscritto alle parlate ladine di Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo, vale a dire quei Comuni che fino al 1923 erano parte del Tirolo). La differenza tra i due? I finanziamenti. E la storia. «Noi siamo appartenuti per 500 anni al Tirolo e abbiamo una storia e una cultura diversa – sostiene orgogliosamente Zardini, che è anche presidente dei Ladini d’ Ampezzo -. Ho grande rispetto per i neo-ladini, perché cercano di difendere le loro tradizioni. Però va detto che noi fino a qualche anno fa eravamo considerati idealisti e, con senso spregiativo, mezzi tedeschi; poi, nel ’99, tutti sono diventati ladini, perché arrivavano fondi e finanziamenti per le minoranze linguistiche». In quell’ occasione, ricorda Zardini, i ladini di Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo hanno preso le distanze dagli altri, nell’ idea di collaborare pur mantenendo le diverse identità. «E siamo stati snobbati dalla Provincia di Belluno – prosegue Zardini -. Non condivido la lista del Codacons. E non credo che certi enti siano davvero inutili. Però bisogna essere idealisti: in un periodo in cui si taglia perfino la sanità, non è possibile sperare che i soldi piovano dal cielo. Il nostro Istituto si fonda sul volontariato. Credo che se davvero c’ è l’ identità ladina, anche l’ Istituto di Borca (ovvero l’ Istituto culturale di Agordino, Cadore, Comelico e Zoldano, ndr) possa darsi da fare e andare avanti lo stesso».
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