5 Ottobre 2020

No alle mascherine all’aperto: nel Lazio depositato il ricorso al Tar

 

LUISA MOSELLO ROMA. Depositato oggi lunedì 5 ottobre il ricorso del Codacons al Tar del Lazio contro l’ordinanza della Regione guidata da Nicola Zingaretti che ha introdotto l’obbligo dell’uso della mascherina all’aperto. Obbligo che con il nuovo Dpcm dovrebbe venire esteso a tutt’Italia. Intanto l’azione di protesta a livello regionale è stata avviata. Il primo firmatario era stato, tre giorni fa Vittorio Sgarbi che si era subito scagliato contro il governatore colpevole di voler mettere la “museruola” a oltranza a tutti, 24 ore su 24. «Va denunciato per attentato alla nostra Costituzione» aveva tuonato il critico attaccando il presidente della Regione Lazio.

“Un danno per la collettività”
«Una decisione – spiegano dall’associazione – che, al pari dell’ordinanza sui vaccini per i cittadini over65 (poi decaduta perché rigettata dal Tribunale regionale, ndr) è destinata a cadere dinanzi la giustizia amministrativa, per la manifesta illogicità del provvedimento e per le discriminazioni che questo introduce a danno della collettività. Senza contare che, come stabilito anche di recente da diversi tribunali che si sono pronunciati in tema di provvedimenti regionali anti-Covid, la materia sanitaria è di competenza esclusiva dello Stato».

«Siamo totalmente favorevoli all’uso della mascherina per limitare i contagi da Covid, ma riteniamo illegittimo introdurre obblighi generalizzati e indiscriminati per i cittadini che non tengano conto delle situazioni in cui vi siano reali pericoli sanitari – ribadisce il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Ordinanze come quella della Regione Lazio scaricano sulla collettività le incapacità dello Stato di far rispettare le norme anti-Covid, e pertanto sono destinate a cadere dinanzi al Tar ».

Nel testo del ricorso si evidenzia che «l’ordinanza impugnata risulta emanata senza alcuna previa interlocuzione con il Governo» e «senza alcun preventivo parere del Comitato Tecnico Scientifico (…) istituito appositamente per i profili tecnico-scientifici e per le valutazioni di adeguatezza e proporzionalità di provvedimenti/misure volte a fronteggiare la diffusione delle patologie derivanti da Covid-19 ».

E viene precisato che «il provvedimento impugnato si dà semplicemente atto di averlo sentito “per le vie brevi”!».

Focolai nel Lazio
Secondo i ricorrenti «l’intervento regionale di cui è questione esorbita dall’ambito dei poteri attribuiti alle regioni e si pone in contrasto con specifiche norme costituzionali”. Perché la «Costituzione attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia della profilassi internazionale».

Quindi le critiche mosse al provvedimento che mira al contenimento del contagio in una regione come il Lazio in cui i casi positivi sono in continuo aumento. Con focolai legati alle scuole (gli ultimi istituti in ordine di tempo ad essere toccati dal coronavirus sono stati due storici licei romani come il Tasso e il Giulio Cesare). E il boom di contagi nella provincia di Latina dove la Asl ha invitato i cittadini a «uscire il meno possibile, solo in caso di necessità».

«Al di là della inconsistenza e illogicità della motivazione resta poi la abnormità di un provvedimento che è assoluto e generalizzato – si legge nelle motivazioni del ricorso -. Per esso anche un cittadino che transita da solo in una strada o in un giardino o in un bosco, o che si siede da solo su una panchina di un parco a mangiare un gelato o panino o solo a leggere il giornale dovrebbe indossare la mascherina».

Quindi l’esempio-provocazione: «Lo stesso gli abitanti del comune di Mercetelli in provincia di Rieti che conta 85 abitanti in tutto di cui la metà anziani sempre in casa dovrebbero indossare la mascherina anche solo per uscire a prendere una boccata d’aria nella strada di casa, il che mostra l’assurdo della disposizione».

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