22 Gennaio 2011

No alle aule pollaio

No alle classi pollaio e diritto al risarcimento per chi è stato costretto a studiare o a lavorare in aule nelle quali il numero di alunni supera i limiti legali. Inoltre, entro 120 giorni il ministero dell’ istruzione e il ministero dell’ economia dovranno emanare il Piano generale di edilizia scolastica. Questo è quanto ha stabilito ieri il Tar del Lazio che ha accolto una class action avviata contro il ministero della pubblica istruzione e che fa riferimento alle classi pollaio, ossia le aule scolastiche nelle quali il numero di studenti, attorno ai 35-40, oltrepassa le soglie fissate dalla legge con grave danno per la sicurezza di studenti e insegnanti Le norme sulla costituzione delle classi sono regolate dal dpr n. 81/2009 il quale prevede un tetto massimo di alunni per classe. Per la scuola dell’ infanzia, ad esempio, la soglia massima è di 26 alunni, elevabile, in casi eccezionali, a 29. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado, invece, il tetto è di 27 alunni, elevabile a 30. «La presenza di un numero di alunni superiore a quello fissato dalla legge», ha spiegato in una nota il segretario della Uil scuola, Massimo Di Menna, «è, non soltanto un problema giuridico, ma anche una condizione da superare assolutamente perché incide direttamente sulla qualità della didattica e sui risultati». «E’ stata accolta la prima class action italiana contro la pubblica amministrazione», ha commentato invece il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «Ora il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna. Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar», ha dichiarato Rienzi. «Grazie a questa sentenza, inoltre, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito», ha precisato il presidente. Sempre ieri invece, a poche ore dalla scadenza, fissata dalla l. 183/2010 per oggi, fonti sindacali ed associative hanno comunicato di aver inviato al ministero dell’ istruzione decine di migliaia di ricorsi. L’ obiettivo è quello di tenere in vita la possibilità di rivendicare l’ acquisizione di una serie di diritti, relativi ai contratti stipulati prima dello scorso 24 novembre, tra cui ad esempio, l’ assunzione a titolo definitivo. Solo attraverso la Flc-Cgil ed il Codacons, che ha avviato una class action, ne sono stati già inviati quasi 40mila. Poiché la scadenza indicata dal collegato al lavoro è quella di domenica, coloro che dedicheranno all’ ultimo potranno farlo entro oggi inviando i moduli di reclamo al ministero dell’ istruzione, al proprio ufficio scolastico provinciale ed alla scuola dove si presta servizio. Per impugnare i contratti annuali (almeno tre), entro 60 giorni dall’ entrata in vigore della nuova legge, i precari devono obbligatoriamente essere inseriti nelle graduatorie provinciali attraverso cui gli Usp immettono in ruolo il personale insegnante e non docente. In base alla nuova norma i contratti in corso, che scadranno a fine giugno o agosto, potranno essere impugnati entro 60 giorni dalla scadenza.

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