18 Luglio 2012

NO ALLA SVENDITA DEL PATRIMONIO ITALIANO PER PAGARE LO SPREAD FRUTTO DI SPECULAZIONE

    NO ALLA SVENDITA DEL PATRIMONIO ITALIANO PER PAGARE LO SPREAD FRUTTO DI SPECULAZIONE

    In relazione alla proposta del ministro dell’Economia Vittorio Grilli di fare un programma pluriennale di vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi di euro l’anno per ridurre il debito, il Codacons mette in guardia il ministro: no alla svendita del patrimonio italiano solo per pagare lo spread frutto di speculazione.
    Nel passato l’Italia ha già venduto numerosi gioielli di famiglia per entrare nell’Euro, ma tutto è stato vanificato da politici irresponsabili che, una volta entrati nella moneta unica, hanno ricominciato con il ciclo elettorale della spesa pubblica, peggiorando i risultati raggiunti in termini di avanzo primario, deficit e debito. Peraltro la trasformazione da monopoli pubblici a monopoli o oligopoli privati ha finito per danneggiare grandemente il consumatore, aumentare le tariffe, favorire speculazioni e arricchire azionisti con ex canoni pubblici. Anche perché in Italia si è subito pronti a privatizzare ma mai a liberalizzare, come dimostra il fallimentare dl Cresci Italia.
    Un conto, poi, è vendere vecchie caserme inutilizzate, un conto è vendere assets strategici, beni di interesse storico, artistico, archeologico o naturalistico.
    Peraltro, prima di svendere il patrimonio italiano per pagare speculatori che si arricchiscono grazie ai nostri alti tassi di interesse,  sarebbe bene fare qualcosa per frenare le speculazioni,  le vendite allo scoperto, bloccare l’emissione di  nuovi derivati o tassare le transazioni finanziarie.

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