18 Settembre 2016

No alla “schiscetta” Pavia boccia il panino in mensa

No alla “schiscetta” Pavia boccia il panino in mensa
l’ assessore: «pranzare insieme è educativo e più igienico i costi? una famiglia in difficoltà spende solo 50 centesimi»

di Pier Angelo Vincenzi wPAVIA La Regione Lombardia dice sì al pranzo da casa, alla “schiscetta”, ma non il Comune di Pavia: «Sono contraria a questa proposta, sia per motivi educativi sia per motivi igienico-nutrizionali», dice l’ assessore alla Pubblica Istruzione Ilaria Cristiani. «La pausa pranzo ha una funzione socializzante, tanto più in considerazione della giovanissima età degli utenti delle mense scolastiche, presenti appunto dai nidi alle primarie, con la sola eccezione di una sezione del Casorati che è una media. La refezione scolastica costituisce un’ ottima opportunità di educazione nutrizionale, ai bambini viene garantita la possibilità di assaggiare dei cibi che magari a casa non mangerebbero. Ed è importante che i bambini mangino tutti insieme, nello stesso locale, sotto la sorveglianza dei docenti». Intanto, però, a dare ragione al Codacons, in prima linea per il pasto portato da casa, arriva anche una sentenza del tribunale di Torino che ha accolto le istanze di un gruppo di 58 famiglie schierate contro il ministero dell’ Istruzione a difesa del diritto alla “schiscetta”. «I pranzi somministrati nelle mense delle scuole devono rispondere a ben precisi criteri – continua Cristiani – come si fa a controllare se tali criteri sono rispettati anche per il pranzo da casa?». I fautori del “panino libero” sostengono che vi siano anche dei vantaggi economici: «Non mi sembra proprio una solida argomentazione a favore del pranzo domestico – dice ancora Cristiani -: una famiglia con reddito Isee fino a 5.320 euro paga infatti 50 centesimi a pasto». Il ticket mensa sale a 1,80 euro per i redditi Isee compresi tra 5,321-9,490 euro, 4,50 per la fascia 9,491-12,650 euro e sopra a questo importo una famiglia pagherà un massimo di 5 euro. «Richieste in questo senso non ne abbiamo ricevute, ma è evidente – conclude Cristiani – che si porrebbe anche un problema di spazi: chi porta il pasto da casa non può, per ragioni igieniche, consumarlo nella mensa scolastica. Si tenga presente che i pasti somministrati ai bambini sono esaminati da una commissione medica. Il servizio, di cui si avvalgono 4mila utenti, è stato appaltato fino al 20121 alla Pellegrini e costa 19 milioni di euro, spalmato su sei anni. I bambini con particolari esigenze nutritive, come i celiaci, possono avere un pasto ad hoc».
 
 

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