«No al wi-fi nelle scuole e all’ uso indiscriminato di tablet da parte dei bimbi»
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
No al wi-fi nelle scuole e all’ uso indiscriminato di cellulari e tablet soprattutto da parte dei bambini. Continua e si allarga sempre di più la battaglia intrapresa dal «Comitato via cavo» già a partire dallo scorso anno, per allertare i cittadini sui possibili danni alla salute legati alla sovraesposizione alle radiofrequenze. Nel mese di settembre, gli attivisti del comitato hanno avviato la campagna «Dai voce al tuo cervello» realizzando locandine con consigli utili per ridurre l’ esposizione all’ inquinamento elettromagnetico «che non si vede, non puzza e non fa rumore – sottolineano – e perciò è ampiamente sottovalutato». I manifesti sono stati diffusi negli ambulatori dei pediatri, nelle farmacie di Lecce e provincia e in vari esercizi commerciali. E la battaglia è stata «sposata» anche dalle associazioni Codici Lecce, Codacons, Csv Salento e Associazione italiana elettrosensibili. L’ iniziativa gode inoltre del patrocinio della Federazione italiana medici pediatri, sezione di Lecce, e dell’ Ordine dei farmacisti della provincia di Lecce. Sulla locandina campeggia la scritta «Dai voce al tuo cervello», slogan scelto dopo che le radiofrequenze utilizzate dalla tecnologia senza fili sono state classificate nel 2011, dall’ Organizzazio ne mondiale della Sanità (Oms), come «possibile cancerogeno per l’ uomo». Il «Comitato via cavo» chiede da tempo un tavolo di confronto istituzionale sul tema. All’ inizio dello scorso anno, gli attivisti hanno inviato anche una lettera a Comune di Lecce, Provincia, Ufficio scolastico provinciale e ai dirigenti di tutti gli istituti scolastici salentini per chiedere di azzerare o almeno ridurre le fonti di inquinamento elettromagnetico nelle scuole. «Chiediamo che anche da noi – torna a dire Fabia Del Giudice, coordinatrice del comitato – siano prese le necessarie misure per ridurre l’ espo sizione di bambini e giovani. Per questo vogliamo che sia convocato al più presto un tavolo di confronto».
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