24 Marzo 2010

No agli occhiali per i film in 3D “E’ una caccia alle streghe”

C’ è sconcerto e preoccupazione nei cinema veronesi dopo la divulgazione, a seguito di una denuncia del Codacons, del parere del Consiglio superiore della sanità che sconsiglia l’ uso di occhiali per la visione di film in 3D a bambini sotto i sei anni e la limita nel tempo anche per gli adulti, sollecitando infine l’ utilizzo di lenti monouso. Una circolare del ministero della Salute, inviata poi a tutti i cinema dove si proiettano film con il sistema tridimensionale, riporta tale parere a tutti i gestori. Ma mentre per alcune catene, come ad esempio la Space Cinemas (che a Verona ha preso il posto del Warner village alla Grande Mela di Lugagnano) o all’ Uci Cinemas di San Giovanni Lupatoto, il problema non sussiste perché sono dotate di impianto «real D» che necessita di occhialini usa e getta, per altre come il Cristallo di San Bonifacio la notizia sparata su tutti i media ha creato non poco scalpore. La multisala sanbonifacese, gestita da Alessandro Tizian, ha fatto un importante investimento su un modello particolare di occhiale per la visione tridimensionale, che costa 40 euro al paio contro i 75 centesimi dell’ usa e getta, e che viene riutilizzato dopo apposita pulizia e igienizzazione. «E’ tutta una montatura», dichiara Tizian che mette in chiaro soprattutto un dato di fatto: «Il ministero non ha vietato nulla, la circolare si limita a riportare il parere del Consiglio superiore della sanità senza dare alcuna imposizione». E in effetti, nel leggere la comunicazione ministeriale non vi è traccia di divieti, anzi, si specifica che «al momento non sussistono controindicazioni cliniche all’ utilizzo di occhiali 3D per la visione di spettacoli cinematografici, purché condizionato a moderati periodi di tempo di visione». Tizian ha quindi deciso di consegnare a tutti gli spettatori un volantino in cui si spiega il sistema di disinfezione degli occhialini 3D distribuiti nel suo cinema e condanna la battaglia del Codacons nei confronti dell’ iniziativa. Tizian racconta che nella multisala i suoi collaboratori hanno sorpreso delle signore intente a pulire con sapone igienizzante gli occhialini consegnati prima della visione e dice: «É assurdo, questi occhiali vengono prima igienizzati con un prodotto apposito e poi infilati in una lavastoviglie che li tratta a 90 gradi. Pulirli a nostra volta sarebbe come andare al bar e disinfettare la tazzina del caffè che ci viene servita». E aggiunge: «Tutta questa faccenda è una vera caccia alle streghe e la cosa incredibile è che avviene solamente qui in Italia». Tizian ribadisce che, a suo parere, si tratta tutta di una «montatura creata ad arte dal Codacons per farsi pubblicità». E a riprova della sua posizione mostra come «non casuali» le dichiarazioni rilasciate al quotidiano «Il Giorno» da Marco Donzelli, presidente di Codacons Lombardia e padre di una bambina vittima di una infezione oculare dopo la visione 3D in un cinema di Milano che, annunciando un’ azione legale per quanto accaduto alla figlia, ha fatto partire l’ intera indagine del Consiglio superiore di sanità. E conclude: «Esperti oftalmologi hanno già smentito che l’ uso di occhiali 3D possa essere nocivo e il presidente degli esercenti cinematografici ha chiesto al ministero della Salute l’ istituzione di un tavolo di approfondimento mentre le associazioni di categoria stanno valutando se ricorrere alle vie legali per il danno arrecato per via di questa che, lo ripeto, è una autentica caccia alle streghe».

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