3 Marzo 2011

Nigeriana domiciliata a Udine trattenuta in un Centro: la Cassazione annulla il provvedimento

Nigeriana domiciliata a Udine trattenuta in un Centro: la Cassazione annulla il provvedimento
 

UDINE. Mentre il Cie di Gradisca attraversa un momento di difficoltà, proprio per esubero di ospiti e per le rivolte messe in atto dai nuovi arrivati dalla Tunisia, il Codacons di Udine porta a casa una vittoria per conto di una donna nigeriana di 33 anni, che viveva a Udine da oltre un decennio sprovvista di permesso di soggiorno, rimpatriata nel suo paese dopo essere stata trattenuta al Cie di Bologna. Un soggiorno di oltre 20 giorni che, secondo il presidente regionale del Codacons Vitto Claut, non era affatto necessario, e che ha portato la nigeriana a denunciare al Codacons il trattenimento illegittimo nella struttura. «Una sentenza della Cassazione – spiega l’ avvocato Claut, che ha presentato il ricorso – lo scorso gennaio ha annullato, per carenza di motivazione, il decreto di convalida del giudice di pace di Bologna. Non ci si può limitare, infatti, ad attestare la sussistenza dei requisiti di legge, con una prassi fin troppo sbrigativa, barrando sul documento una crocetta accanto alle condizioni che consentono il trattenimento al Cie senza effettuare alcuna verifica sulla sussistenza delle stesse. Tali condizioni devono essere verificate in concreto e in relazione al caso di specie». L’ espulsione della nigeriana, che a Udine aveva raggiunto la madre per lavorare come parrucchiera, era stato disposto nell’ aprile 2009 dal questore del capoluogo friulano; non essendo disponibile «idoneo vettore o altro mezzo di trasporto» per accompagnarla alla frontiera, si decise di trattenere la donna nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna, risultato quello più vicino in grado di accoglierla.

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