30 Gennaio 2010

Niente tetto al Superenalotto

Niente tetto alle vincite del Superenalotto, almeno fino a quando su questo punto non interviene direttamente il legislatore. Ad oggi, infatti, l’ amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams), che gestisce il gioco che sta facendo letteralmente impazzire gli italiani, non può in alcun modo intervenire con proprie determinazioni a fissare una soglia massima alle vincite realizzabili per chi centra la sestina vincente, perché l’ abolizione del precedente limite è avvenuta nel lontano 2002 per mano legislativa e un’ eventuale sua reintroduzione, dovrà avvenire con norme di rango primario. E’ quanto ha messo nero su bianco il Consiglio di Stato, in una sentenza pubblicata lo scorso 28 gennaio (n. 359/2010), con la quale ha definitivamente respinto il ricorso proposto dal Codacons che chiedeva all’ amministrazione dei Monopoli di voler imporre un limite alla crescita del montepremi (il ben noto «jackpot») sulle vincite di prima categoria del superenalotto. L’ associazione guidata da Carlo Rienzi ha infatti sottolineato, nel ricorso proposto a Palazzo Spada, che «in un contesto sociale caratterizzato da un forte impoverimento dei consumatori a causa dell’ attuale grave crisi economica, il miraggio del montepremi determina un esponenziale e rovinoso aumento del gioco compulsivo». Da qui, la necessità secondo il Codacons di un immediato intervento dei Monopoli che, con proprie determinazioni, ponga un limite massimo a tale montepremi. Niente da fare, è stata la risposta di Palazzo Spada. Un intervento nel senso richiesto dal Codacons è impossibile da parte dei Monopoli. In quanto, per il principio della gerarchia delle fonti, un atto non legislativo (quale sarebbe quello di Aams) non può incidere su una norma di rango primario. Si ricordi che, una volta varato il Superenalotto, l’ allora Ministero delle Finanze, con il decreto 23.9.1999, decise di intervenire fissando un limite alle vincite di prima categoria (50 miliardi di lire). Successivamente, l’ articolo 15 del decreto legge n.452/2001, ha abolito, a far data dall’ 1.1.2002, il previsto limite del jackpot. Pertanto, a seguito dell’ intervento del legislatore, gli spazi discrezionali in precedenza fissati «risultano del tutto vanificati, in quanto nel vigente sistema di gerarchia delle fonti normative di produzione, è precluso al regolamento di disporre in difformità da quanto espressamente previsto dalla legge». Ne consegue che un’ eventuale reintroduzione di un limite alle vincite di prima categoria del superenalotto, rientra nell’ assoluta discrezionalità del legislatore e operabile con un atto di rango primario.

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