4 Luglio 2006

Niente taxi, preso d`assalto il bus che porta in centro



Il sole picchia duro, mille taxi fermi davanti al piazzale e mille tassisti in assemblea improvvisata, viale Forlanini imbottigliato di rabbia e smog. Così, alle 10,20 di ieri, l`aeroporto di Linate piomba nell`isolamento. Gli aerei scaricano dal cielo migliaia di passeggeri. Studenti, uomini d`affari, turisti. Fanno un passo fuori e si ritrovano prigionieri, intrappolati nel cuore milanese dello scontro anti-liberalizzazione. Li accolgono due scritte con la bomboletta spray: “Servizio sospeso“ e “Bersani infame“. Per uscire dall`enclave non c`è alternativa: avventurarsi sull`unico collegamento aeroporto-Milano. Linea 73. Bus della salvezza. Pieno all`inverosimile. È quel che fa la comunità finanziaria di mezza Italia, appena atterrata da Roma per partecipare all`assemblea annuale della Consob. In gessato e grisaglia la business community arranca verso piazza Affari. Alle 11,30 il presidente Napolitano si è già accomodato nella sala di Palazzo Mezzanotte, accanto c`è il ministro dell`Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, mentre il presidente della Consob, Lamberto Cardia, inizia a leggere la sua relazione. Qualche posto vuoto. Gli assenti sono là fuori, a schiumare rabbia nel traffico. Presidenti e amministratori delegati di tutte le aziende quotate in borsa con sede a Roma, appena sbarcati dalla Capitale. Di solito viaggiano con l`autista, a volte si adattano al tassista, stavolta si affidano al tranviere Atm. E rispondono con un rosario di “inconcepibile“, “pazzesco“, “cose dell`altro mondo“. E non sanno di essere loro, per la pancia dei tassisti milanesi, l`altro mondo: il Capitale. Così parlò il tassista ribelle nelle riunioni spontanee di sabato e domenica: “Questa è la città dei danée, lunedì mattina arrivano tutti qua in cravatta a farli girare, i danée. Bisogna fermarli. È l`unico modo per farci sentire“. Non l`hanno fermati. L`hanno però costretti a un viaggio a risparmio. Un euro di biglietto Atm invece dei 10, 15, 20 di una corsa in taxi. Obbligati a mescolarsi in una folla che sbuffa, impreca e maledice. Il palo della fermata 73 sembra piantato in un pezzo di deserto. L`asfalto butta calore che pare un microonde. La pensilina non ripara nessuno. La fretta consiglia male: “Devo salire sul prossimo, a tutti i costi“. E nella calca il sudore chiazza le camicie. Ogni bus che si ferma scatena una gazzarra. Ogni bus che riparte lascia a terra decine di sfortunati. Il sindaco Letizia Moratti pensa a questo corteo dolente stracarico di valigie e annuncia: “La 73 che collega Linate a Milano è stata raddoppiata, cercheremo di aumentare anche altre linee“. Linate-San Babila sulla 73 sono 30 minuti di caldo che fa boccheggiare. In partenza lo sguardo si fissa sui taxi inchiodati che non accettano clienti. All`imbocco di viale Forlanini scorre dai vetri un interminabile pianosequenza di auto bianche parcheggiate ovunque, coda immobile in senso di marcia contrario, auto e pullman che sembrano uno sopra l`altro. La carovana di corpi schiacciati guarda e dibatte. Qualcuno comprende: “Poveri Cristi, hanno pagato 200 mila euro di licenza e ora sono rovinati“. La maggioranza va giù pesante: “Sono una casta“, “Non possono fermare un servizio pubblico senza preavviso“. Il Codacons intercetta il malumore, definisce le proteste “inaccettabili“ e annuncia esposti in Procura: “I cittadini penalizzati possono chiedere equi indennizzi al Giudice di pace“. Oggi, dice qualcuno, sarà anche peggio. Voce dei tassisti: “Abbiamo la corda al collo. Andremo avanti“. Lavora solo l`abusivo che si aggira guardingo, punta la donna col volto più affranto e le sibila nell`orecchio: “Posso portarla io a Milano, sono 20 euro“. È come gettare l`esca in un mare di pesci impazziti dalla fame. La fermata del 73. Gianni Santucci.

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