Niente scuola? Genitori innocenti
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
La Cassazione: se il figlio minore rifiuta l`istruzione, padre e madre vanno assolti
ROMA I genitori non sono responsabili se i figli minorenni si rifiutano di andare a scuola. Purché, però, il rifiuto dei ragazzi sia “categorico, assoluto, cosciente e volontario“ e che permanga nonostante papà e mamma “abbiano usato ogni argomento persuasivo ed ogni altro espediente educativo di cui sono capaci secondo il proprio livello socio economico e culturale“. Lo ha stabilito la Terza sezione penale della Corte di Cassazione annullando con rinvio la sentenza di condanna per una coppia di Reggio Emilia che un giudice di pace emiliano aveva ritenuto colpevole di “avere, senza giustificato motivo, omesso di fare impartire alla figlia l`istruzione della scuola media“. La Suprema Corte ha accolto il ricorso di Francesco e Franceschina R. annullando l`ammenda di 25 euro a testa che, in base all`articolo 731 del Codice penale, il giudice onorario aveva inflitto loro. Il rifiuto del figlio minorenne, sottolinea Amedeo Franco, relatore della sentenza, dev`essere però “categorico ed assoluto, cosciente e volontario“ e deve “permanere anche dopo che i genitori abbiano usato ogni argomento persuasivo ed ogni altro espediente educativo di cui siano capaci secondo il proprio livello socio economico e culturale ed abbiano fatto ricorso, se le circostanze ambientali lo consentano, agli organi di assistenza sociale“. Non sono, dunque, responsabili i due coniugi se la loro figlia quindicenne si trovava a disagio e rifiutava categoricamente di entrare a scuola, nonostante essi facessero il possibile per convincerla, accompagnandola a scuola, ed anche minacciandola di ricorrere alle “maniere forti“. Nella sentenza viene ricordato che la figlia, allora quindicenne, della coppia soffriva di un grave complesso psicologico: un disturbo – documentato e confermato dal preside della scuola media – a causa del quale la ragazzina si bloccava prima di entrare in classe. In sostanza, la ragazzina non riusciva ad accettare l`idea di dover confrontarsi con le sue coetanee, esporsi alle loro critiche e condividere con loro le ore di lezione. Questo disagio le ha causato un notevole ritardo nel suo percorso formativo, le ha impedito di frequentare la seconda media e di concludere quindi la scuola dell`obbligo. Nonostante gli sforzi dei suoi genitori che in tutti i modi hanno cercato di farle seguire le lezioni. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Francesco Salzano, aveva chiesto ai giudici di confermare la condanna dei genitori. Per il Codacons la sentenza è “assurda“, e “legittima irragionevolmente l`evasione scolastica specie nei quartieri popolari delle grandi città e nelle periferie del sud Italia“. La sentenza – osserva il presidente Carlo Rienzi – “costituirà un alibi per quei genitori che preferiscono mandare i propri figli a lavorare sin da bambini e metterà l`anima in pace alla società adulta incurante del problema dell`istruzione dei minori“.
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