Niente blocco, il tribunale salva Uber Sospesa l’ ordinanza che stoppa il servizio
Claudia Cervini UNO A UNO palla al centro. O quasi. Dopo che il Tribunale di Roma, accogliendo il ricorso presentato da alcune associazioni di categoria dei tassisti, aveva ordinato entro il 17 aprile il blocco dei servizi di Uber in Italia forniti tramite la app Uber Black e analoghe applicazioni, ora ha accolto la richiesta avanzata dalla multinazionale del trasporto privato di sospendere l’ ordinanza. Ad annunciarlo è stata la stessa società, che, tramite la sua App mette in collegamento passeggeri e autisti (una multinazionale il cui valore stimato è di 69 miliardi di dollari). «Siamo molto felici di poter comunicare a tutti i driver e agli utenti di Uber in Italia che potranno continuare a utilizzare l’ applicazione fino alla pronuncia del Tribunale sul nostro reclamo», ha spiegato l’ azienda in una nota, dicendosi ottimista e pronta a lottare per tutti i consumatori che chiedono solo di avere più scelta. Immediata la risposta dei tassisti che non si danno per vinti. «In considerazione dell’ udienza fissata già i primi di maggio, la scelta del giudice di appello di rinviare il blocco può essere comprensibile», dichiarano Uiltrasporti taxi, Fit Cisl taxi, Ugl taxi, Federtaxi Cisal e Fast tpnl Confsal. «È ovvio che speravamo che l’ ordinanza del Tribunale di Roma divenisse esecutiva il 17 aprile, ma restiamo fiduciosi che anche all’ esito di questo grado di giudizio i giudici confermeranno» la precedente decisione. Una settimana fa il Tribunale di Roma aveva bloccato la app di Uber per concorrenza sleale. Era stata inoltre fissata una penale di 10 mila euro per ogni giorno di ritardo dal decimo giorno a partire dalla pubblicazione della sentenza. L’ UDIENZA è fissata per il 5 di maggio e fino ad allora ogni blocco è rinviato. Le associazioni dei consumatori si dicono soddisfatte della decisione. In particolare Altroconsumo «lunedì aveva dato mandato ai propri legali per intervenire a sostegno di Uber», spiega l’ associazione. Non è mancata anche qualche nota polemica del mondo politico. «Finché Uber non pagherà le tasse in Italia non sarà mai un interlocutore credibile. Le imposte si pagano dove si fanno i profitti», ha scritto su Twitter Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera.
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