6 Dicembre 2012

Niente abitazioni e imprese nelle zone ad alto rischio

Niente abitazioni e imprese nelle zone ad alto rischio

ROMA Nel Paese dei disastri annunciati e del senno del poi, il piano del ministro dell’ Ambiente Corrado Clini contro il dissesto idrogeologico che ogni anno costa 3,5 miliardi vede la luce accompagnato dalle polemiche attorno a uno dei suoi elementi centrali: l’ obbligo di assicurazione contro «i rischi climatici estremi» per le costruzioni pubbliche e private che si trovano nelle zone a rischio. Le associazioni dei consumatori parlano di un «regalo alle compagnie assicurative». Dicono no Codacons, Adusbef e Federconsumatori, mentre la Coldiretti definisce la soluzione «né giusta né efficace» e ricorda che in Italia ci sono 27 milioni di italiani esposti a rischio idrogelogico e sismico. «L’ assicurazione sarà solo per gli edifici che si trovano in aree ad alto rischio – replica il ministro – e si rende necessaria per consentire a chiunque di avere la certezza del risarcimento in caso di danni, per ridurre i costi dei premi assicurativi e per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani attraverso i risarcimenti con fondi pubblici». La bozza sulle linee strategiche – un articolato che prevede investimenti per 40 miliardi per 15 anni che rappresenta una svolta per la tutela di un territorio fragile e scarsamente vigilato come quello italiano – è stata intanto inviata al Cipe, il Comitato ministeriale di programmazione economica, che lo esaminerà durante una delle prossime sedute. Il cardine è il divieto di costruire case e imprese nelle aree ad alto rischio idrogeologico, mentre nelle zone più esposte, come è per esempio l’ Alto Adriatico, via ai lavori di manutenzione dei corsi d’ acqua e dei centri abitati, a opere a protezione di coste e lagune esposte all’ innalzamento del livello del mare, mentre in campagna viene promosso il recupero di terreni abbandonati e la difesa dei boschi. È prevista inoltre la costituzione delle autorità di bacino distrettuali. Per finanziare le iniziative – spesa 2,5 miliardi ogni anno – sarà creato un fondo nazionale per il periodo 2013-2020 che sarà alimentato da «un prelievo – determinato annualmente – su ogni litro di carburante consumato fino al raggiungimento di 2 miliardi l’ anno». Il prelievo – spiega Clini – non si tradurrà in un aumento delle accise e dunque «non graverà sulla crescita economica perché sarà uno “spostamento”, a parita di peso fiscale». La “cassa” sarà alimentata inoltre per circa 500 milioni con il 40% dei proventi derivanti dalle aste dei permessi di emissione di anidride carbonica, che dal 2013 saranno a pagamento. Per l’ Italia è un impegno imponente che, dice Clini, «ripropone il tema dello svincolo dai legami del patto di stabilità» per i fondi destinati alla prevenzione dei rischi e ai danni connessi agli eventi climatici, che vanno considerati «una infrastruttura per la crescita e lo sviluppo»: una necessità che il ministro ha già segnalato all’ Europa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

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