4 Aprile 2020

Nidi e asili paritari «Senza aiuti il rischio è non riaprire più»

Nel comasco più di 10mila famiglie non sanno se pagare o non pagare la retta dell’ asilo. Nei nidi comunali della città ci sono circa 300 bambini, 3300 nei Comuni del territorio. Molte amministrazioni locali hanno deciso di congelare le rette in tempo di coronavirus. Anche a Como, per i nove asili nido comunali relativamente a marzo. Ma tolta l’ offerta pubblica la grande maggioranza delle famiglie in città e in provincia frequenta strutture private, anche molto piccole. La Fism, Federazione italiana scuole materne, che da sola associa 123 scuole paritarie fino all’ infanzia con 8800 bambini circa, chiede un sostegno. «Il governo, la Regione, i sindaci – commenta il presidente Claudio Bianchi – diano una risposta alle nostre realtà perché rischiano la chiusura. Non sappiamo quando potremo ripartire e come. Per il momento abbiamo dato indicazione alle scuole di attendere per il pagamento delle rette». Ciascuna scuola però si muove in autonomia. Buona parte di queste realtà hanno chiesto un contributo a marzo, anche se magari non intero. Ora per aprile c’ è chi propone sconti, chi offre un contributo libero, chi esplicitamente chiede un sostegno. Altri asili chiedono un anticipo su quanto attraverso l’ Inps e i vari bonus le famiglie potranno poi ottenere. Pagare per chi è a casa con problemi di lavoro non è semplice. Non pagare per le mamme e i papà significa anche incrinare i rapporti in vista magari di una prossima iscrizione. La posizione di Codacons Lombardia, sentito il presidente Marco Donzelli è netta. «Giuridicamente non si può chiedere di pagare un servizio che non viene erogato. In questi mesi almeno le scuole dell’ obbligo garantiscono le lezioni online, i nidi no». I sindacati di Como hanno invece sfumature diverse, tese almeno a difendere i posti di lavoro e l’ occupazione, ricordando però che i nidi per il personale godono della cassa integrazione. In città i piccoli nidi privati sono tanti. L’ asilo “Il nido dei folletti” fa sapere di non avere chiesto contributi. L’ asilo “Uno, due, tre, stella” per marzo ha chiesto tra il 5% e il 10% della retta con 23 famiglie a carico. «Il primo mese l’ ho scontato del 10%, il secondo del 60% – dice Erica Pagliaro per l’ asilo nido Happy time – avevo anche promesso dei rimborsi, ma è dura. Sono richieste che non possono essere obbligatorie. La cassa integrazione è una liquidità che ancora non è arrivata. E’ un limbo. Speriamo di riuscire a ripartire». S.Bac.

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