19 Febbraio 2010

Nicastro, dal Csm sì sofferto

Da pagina 1 BARI – Il pubblico ministero Lorenzo Nicastro candidato alle regionali in Puglia con l’ Italia dei Valori ha ottenuto l’ aspettativa dalla Magistratura. Ma, per il plenum del Csm, è stata una decisione sofferta ed è passata con uno scarto davvero minimo: 13 voti a favore, 4 contrari e 4 astensioni. Il plenum ha votato la delibera proposta dalla quarta commissione per concedere l’ aspettativa al pm barese dal 27 febbraio prossimo fino alla data di proclamazione dei risultati elettorali. La maggioranza ha ritenuto che non vi fossero margini per negare l’ aspettativa, essendo il diritto di elettorato «costituzionalmente garantito». Ad esprimere voto contrario all’ aspettativa per il magistrato barese sono stati Ugo Bergano, laico dell’ Udc, Giuseppe Berruti, il togato di Unicost, Letizia Vacca e Celestina Tinelli, laici di centrosinistra. Si sono invece astenuti Vitaliano Esposito, procuratore generale della Cassazione, laico del Pdl, Gianfranco Anedda, di Magistratura Indipendente, Cosimo Ferri e Elisabetta Cesqui di Magistratura democratica. Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ha lasciato la seduta prima del voto, ma nel suo intervento si era detto favorevole all’ aspettativa per il pm barese «pur se con sofferenza. E’ mai possibile – ha detto – che un magistrato dopo aver fatto indagini si presenti alle regionali nello stesso territorio, mettendo in discussione la credibilità della magistratura oltre che la propria immagine?» In tutti gli interventi è stata comunque sottolineata «l’ inopportunità che Nicastro si candidi proprio nello stesso territorio in cui ha condotto le delicate indagini su Fitto». Il Codacons e l’ Associazione Utenti della Giustizia intanto hanno annunciato ricorso al Tar per la decisione del Csm ritenendo il provvedimento «lesivo della credibilità della magistratura e del buon andamento della giustizia. Il Codacons ritiene che, in un caso del genere – è scritto in una nota – la credibilità della magistratura sia in gioco, venendo meno il principio di terzietà e di estraneità all’ ambiente del magistrato, che impone di evitare rischi di strumentalizzazione delle indagini svolte con il cappello del pubblico ufficiale e a conoscenza di fatti coperti ancora dal segreto istruttorio». Intanto il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto torna all’ attacco: «Il magistrato Lorenzo Nicastro ha fatto le foto per i manifesti elettorali e ordinato quei manifesti quando ancora indossava la toga e leggeva i faldoni delle inchieste a carico della giunta Vendola. E’ ovvio – aggiunge Fitto – che riteneva scontato il sì alla sua discesa in campo per la stessa parte politica sulla quale lui ed altri magistrati indagano da oltre un anno non si sa con quale esito. E’ lecito chiedersi oggi che Nicastro si candida conVendola con quale obiettività abbia indagato sull’ operato della giunta Vendola?». Il deputato del Pdl, Francesco Paolo Sisto, penalista barese aggiunge: «Sarebbe stato auspicabile un gesto di coerenza del Csm. Seguendo la scia di quello che l’ Anm aveva ritenuto, avrebbe dovuto fare proprie, e non solo a parole, le gravi perplessità sulla candidatura del pm Lorenzo Nicastro e negargli l’ aspettativa. Sinceramente, è un precedente quantomeno sconvolgente». Replica l’ onorevole Pierfelice Zazzera dell’ Idv: «Il nostro Governo non è in grado di dare segnali etici. E lo dimostra il fatto che continuano a ricoprire alte cariche istituzionali persone rinviate a giudizio, accusate di concussione e di turbativa d’ asta, come il Ministro Fitto che critica un magistrato che si è tolto la toga per mettersi al servizio dei cittadini – prosegue Zazzera – mentre non spende una sola parola contro un Governo fatto da indagati per corruzione e camorra». «Qualcuno in Puglia ha i nervi a fior di pelle: il ministro Raffaele Fitto, invece di occuparsi dei suoi problemi giudiziari cerca in tutti i modi di screditare il prestigioso candidato dell’ Idv alle elezioni regionali – dice il Presidente dell’ Idv al Senato, Felice Belisari – Nicastro non si è mai interessato delle inchieste sulla giunta uscente. Fitto, piuttosto, si presenti ai magistrati e si faccia giudicare, invece di pensare ad una legge che gli garantisce l’ immunità-impunità».
 

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