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10 Ottobre 2008

New York crolla, Milano cede quasi il 2% In chiusura Wall Street perde il 7,3%.

Giù tutte le piazze dopo un’apertura in rialzo

 
MILANO. Il rimbalzo fallisce nel finale. La giornata non era cominciata male per le Borse europee, aiutate da timidi acquisti dopo giorni di vendite copiose. Gli indici sono arrivati a guadagnare quasi il 3% prima di sprofondare un’altra volta, travolti dalla debolezza di Wall Street. Eppure timidi segnali di speranza cominciano a vedersi, con molti operatori che hanno aperto posizioni al rialzo. Poi saranno i prossimi giorni (o settimane) a dire se il peggio è alle spalle. La seduta è stata frenetica, a Milano come a Londra. Nel finale le vendite hanno colpito soprattutto i titoli energetici e quelli del settore auto, mentre le banche sono andate in ordine sparso. Gli indici. Milano cede l’1,81%, Francoforte il 2,53%, Parigi l’1,55%, Londra l’1,21% e Zurigo il 4,52%. Nuovo crollo di Wall Street: Dow Jones a -7,33%. A condizionare la Borsa Usa, in particolare, ci sono i cali di Sallie Mae, leader dei prestiti studenteschi (-49%), di Morgan Stanley (-25%) e del gruppo assicurativo Prudential Financial (-26%). General Motors. I pessimi dati sulle vendite in Europa del colosso automobilistico General Motors hanno portato il titolo, quotato a New York, a perdere il 12%, ma nel corso della seduta GM ha toccato anche il livello di 5,41 dollari, il più basso dal 1950. Il colosso di Detroit fatica a vendere automobili anche negli Usa e ieri i vertici hanno ammesso di essere di fronte «a difficoltà economiche senza precedenti». Questo ha portato a vendite anche sulla concorrente Ford mentre a Milano Fiat è rimasta sotto i 7 euro, nonostante la conferma degli obiettivi 2008 (ma si teme per i target 2009 che saranno annunciati il 23 ottobre). L’energia. Soffrono tutti i titoli europei dell’energia perchè il calo del petrolio (ieri a 86,96 dollari al barile, in ribasso del 2,18% rispetto a mercoledë) potrebbe portare a un calo delle bollette e quindi degli utili. Inoltre si teme l’introduzione della Robin tax anche in Francia e Germania. Enel, sospesa una volta per eccesso di ribasso, ha terminato la seduta in calo dell’8,3% a 5 euro. Male Eni (-2,6% a 14,87 euro) e Saipem. Giù anche Terna, A2A ed Edison. Aggiotaggio? Berlusconi spiega che la Borsa si riprenderà «perchè il valore reale delle aziende, tra queste Eni ed Enel, è sicuramente superiore a quello attuale». «Sono aziende che funzionano – spiega il premier – e tra 18-24 mesi avrete senz’altro una nuova valutazione». Queste parole sono costate al Cavaliere un richiamo ufficiale dell’agenzia Reuters che ha avanzato l’ipotesi di aggiotaggio (dichiazioni atte a influenzare il corso dei titoli) dopo che per un caso analogo, sul titolo Alitalia, la Consob e la procura di Roma avevano aperto un’indagine proprio sulle parole di Berlusconi. Le banche. Unicredit rimbalza del 9,20% a 2,71 euro dopo che nelle ultime quattro sedute ha ceduto il 21%. E stavolta la furia dei venditori si accanisce su IntesaSanpaolo e Popolare di Milano, cadute rispettivamente del 7,58% e dell’8,85%. In particolare si dice che Romain Zaleski abbia alleggerito e proprie quote, ma il finanziere franco-bresciano ieri sera ha smentito la vendite di azioni. Dalla Germania, poi, arrivano le parole di Angela Merkel, che non esclude «eventuali nazionalizzazioni delle banche» e questo, almeno, tranquillizza gli investitori. Per tornare in Piazza Affari, altro calo di Telecom a 0,82 euro (-2,36%).  Codacons.  A Roma, invece, il Codacons propone al governo di acquistare i mutui delle banche. «Sarebbe un modo per aiutare subito le banche e 530 mila famiglie in difficoltà con il pagamento delle rate a tasso variabile».

 

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