2 Marzo 2009

NESTLE’ E TETRAPAK DOVRANNO RISARCIRE UNA FAMIGLIA

Inchiostro nel latte: prime condanne Nel 2005 furono sequestrati trenta milioni di litri

ROMA Due multinazionali, Nestlé e Tetrapak, sono state condannate dal giudice di pace di Giarre, Salvatore Fisichella, per la vicenda del latte imballato in contenitori su cui erano state impresse delle scritte con un inchiostro inquinante e quindi potenzialmente pericoloso. La vicenda fece molto scalpore alla fine del 2005, quando l’Agenzia per l’ambiente della Regione Marche aveva analizzato alcuni campioni di latte (Nidina 1, Nidina 2 e Mio) prodotti dalla Nestlè e imballati in contenitori realizzati da Tetrapak, e vi aveva riscontrato una alterazione dovuta alla presenza di tracce del componente chimico «IsopropilThioXantone» utilizzato come «fotoiniziatore» di inchiostri nella fabbricazione delle note buste. Su disposizione della magistratura di Ascoli Piceno furono sequestrati prima due, poi 30 milioni di litri di latte. Il Corpo Forestale dello Stato, incaricato di questa operazione, spiegò che «l’isopropylthioxanthone» è un fissativo usato nella stampa tipografica per «polimerizzare gli inchiostri», e che agisce una volta esposto a raggi del sole. Pertanto, sarebbe accaduto che i fogli stampati si sarebbero contaminati con questa sostanza, ed essendo il materiale di imballaggio Tetrapak confezionato in grandi rotoli, la parte stampata (e presumibilmente contaminata) si sarebbe trovata a contatto con l’altra pagina del foglio, quella non stampata e destinata a entrare in contatto con il prodotto alimentare, con il rischio di esporre il latte in questione ad eventuali alterazioni.  A quel punto i genitori di due bambine siciliane, che avevano consumato il latte, si rivolsero al Codacons per la tutela dei loro diritti e per chiedere al giudice il risarcimento del danno.  «Ora – dicono i legali del Codacons Floriana Pisani e Simona Russo – il giudice ha stabilito che la commercializzazione del prodotto inquinato comporta una responsabilità di natura contrattuale ed extracontrattuale, in quanto si profila non solo una ipotesi di inadempimento contrattuale ma anche una ipotesi di responsabilità per il danno alla salute che la commercializzazione comporta».

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