6 Gennaio 2014

“Nessuno spera nel boom I tempi sono cambiati”

“Nessuno spera nel boom I tempi sono cambiati”

Andamento lento, non aiutato dalla pioggia, per la domenica dei saldi prima della Befana. Dopo un Natale fiacco i negozianti del centro sperano nella stagione degli sconti. I preparativi sono iniziati subito dopo il 25 con gli inventari. Tanta la merce rimasta invenduta dopo un Natale che in molti casi non ha soddisfattole attese, seppur caute visto il periodo di crisi. Gli esercenti hanno lamentato infatti una corsa ai regali tardiva e a budget estremamente ridotto. “Dobbiamo dimenticarci di quando c’ era la fila alla cassa. Tutto è cambiato”, spiega Enrico Meldolesi. “La crisi si sente eccome. La giacca da 1.000 euro non si vende più. Una volta compravano senza provare. Ora il contrario, soprattutto l’ uomo. Il che significa che il conto in famiglia si è davvero prosciugato”. Anche sulle date -dal 4 gennaio fino al 1° marzo- ci sarebbe da ridire. Inutile farli partire subito dopo Natale quando i portafogli si sono già prosciugati. Inutili ancora in piena stagione, quando gli scaffali sono ancora pieni. Meglio a fine stagione, secondo alcuni, “o addirittura farli partire prima, a diecmbe stesso come fanno in America. Tanto -spiega ancora Meldolesi – c’ è sempre qualcuno che li fa sottobanco”. Qualsiasi sia stata, o sarà, la strategia messa in campo dai negozi del centro e non solo, tutti si troveranno a farei conti con le previsioni delle vendite che, se confermate, non lasciano ben sperare. Solo il 35% delle famiglie, secondo le stime del Codacons, prevede di fare acquisti approfittando degli sconti. “Far partire i saldi subito dopo le feste -afferma Vittorio Belvederesi -è una scelta suicida perché le famiglie hanno già speso ampiamente. Senza contare che la maggior parte ha drasticamente tagliato i consumi”. Anche la spesa alimentare si è ridotta. Gli unici negozi che reggono alla crisi sembrano essere le boutiques. Ma anche in questo settore la città mostra qualche defail lances. Milton Donna è pronta a lascire lo storico negozio di corso Garibaldi per trasferirisi in via Lata. “Gli affitti – è la lamentela generale – sono diventati troppo alti. Chi non è padrone delle mura non ce la fa più. Non a caso qui ci sono sempre più banche. I proprietari dovrebbero capire che il momento non è propizio e abbassare il canone, se hanno a cuore la vivibilità del centro che, senza noi commercianti, è destinato a morte inesorabile”. La spina dei corsi in effetti non rifulge di vita palpitante. Molti gli ombrelli aperti, dalle vetrine gli sguardi si soffermano sui cartellini ma sono pochi quelli che entrano. Gli acquirenti sono prudenti nonostante gli sconti in molti casi arrivino al 70%. I saldi del 2014 sono partiti col botto. Sono passati anni luce da quando bisognava aspettare le ultime settimane per trovare l’ affare. “I saldi servono per aggiustare i bilanci, non ci si guadagna di certo” continua Belvederesi. E poi, la città è davvero poco invitante. “Il centro è un mortorio, alle 17 è tutto buio. Le luminarie? Due in croce- spiega ancora Belvederesi -. E poi: strade piene di buche, le bancarelle che hanno perso la loro caratteristica folcloristica e si sono riempite di cianfrusaglie, piazza Cavour lasciata nel degrado. Perchè mai la gente dovrebbe venire ad Ancona? Vorrei che il sindaco mi rispondesse”.

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