16 Settembre 2019

Nessuna tassa sulla pipì: se a pagamento il locale dovrà indicare il prezzo

 

L’ utilizzo del bagno in bar e locali di Roma potrebbe avere un costo, almeno per chi non è cliente. A prevedere quella che già in tanti chiamano ‘la tassa sulla pipì’ la proposta di legge regionale sul commercio. La tassa sulla pipì della Regione Lazio Un testo che al comma 6 dell’ art. 75 dedicato alla pubblicità dei prezzi recita: “Qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela dell’ esercizio, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l’ apposizione di idoneo cartello”. I titolari di bar, chioschi e pizzerie al taglio, così come i ristoratori, potranno dunque chiedere un compenso minimo per chi usa i servizi igienici dei loro locali pur non avendo consumato alcunché. Per chi ci vede una nuova tassa sulla testa del cittadino quelle tre righe rappresenterebbero una sorta di autorizzazione a pretendere un corrispettivo per il servizio reso. Unica condizione: il costo dovrà essere esposto, palese. Nessuna traccia invece delle eventuali tariffe. Un passaggio salutato con favore da tanti esercenti alle prese con l’ assalto ai bagni da parte di “passanti” e turisti: il compenso per l’ utilizzo dei servizi igienici tornerà loro utile per spese e pulizie. “Siamo alla follia” – attacca invece il Codacons . “La pipì rientra tra le esigenze fisiche primarie degli essere umani, e vietare l’ uso dei bagni in assenza di pagamento potrebbe rappresentare una violenza e una lesione dei diritti fondamentali della persona, oltre – spiega il presidente Carlo Rienzi – ad avere effetti gravi sul fronte sanitario”. Tassa sulla pipì, la Regione smentisce: “E’ una bufala” A gettare acqua sul fuoco i tecnici della Regione Lazio che hanno lavorato al testo unico del Commercio che, approvato dalla Commissione Sviluppo economico e attività produttive, dovrà ora approdare in Consiglio per essere definitivamente licenziato. “La storia della tassa sulla pipì è una bufala ” – dicono all’ Adnkronos sottolineando come la Regione non possa imporre nessuna tassa ai Comuni. “Abbiamo solo normato un servizio”. “La norma non impone un pagamento ai cittadini per l’ uso del bagno ma anzi – insistono dagli ambienti dell’ Assessorato allo Sviluppo – proprio per evitare brutte sorprese, impone a quegli esercizi che già oggi, e ce ne sono, mettono a disposizione la toilette anche a chi non è proprio cliente dietro richiesta di un compenso, di specificarlo esponendo fuori un cartello chiaro con tanto di prezzo affinché qualsiasi cittadino possa regolarsi e decidere se utilizzare o meno il servizio”. Ma cosa dice la legge a proposito dell’ utilizzo dei bagni nei locali pubblici? La giurisprudenza spiega come la norma di riferimento sia l’ articolo 187 del testo unico delle Leggi Pubblica Sicurezza (TULPS) che impone l’ uso gratuito dei servizi igienici per la clientela degli esercizi pubblici. Il semplice “passante” che nulla acquista o consuma, invece, non potrà rivendicare alcun “diritto al bagno”. Tuttavia sono i singoli regolamenti comunali a stabilire come debbano comportarsi gli esercenti città per città. Tassa sulla pipì: il regolamento a Roma E su questo il nuovo Regolamento di Polizia Urbana di Roma, entrato in vigore proprio di recente, è chiaro: “È fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’ utilizzo dei servizi igienici a favore della clientela che – recita l’ art.18 – dovrà utilizzarli prestando la massima attenzione possibile nel mantenerli puliti e funzionali”. L’ osservazione al regolamento avanzata da qualche municipio di “consentire l’ utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiesta ” non è infatti stata accolta. E’ l’ essere “clienti” dunque che fa la differenza : un’ eventuale ‘tassa sulla pipì’ per chi non lo è dovrà almeno essere manifesta, “resa ben nota” attraverso l’ apposizione di un cartello.

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