Nessun segnale di ripresa per i consumi
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fonte:
- Il Gazzettino
Nessun segnale di ripresa per i consumi, che anzi continuano a ridursi confermando il permanere di una «fase critica». A lanciare l’allarme è Confcommercio, che attraverso il proprio indicatore dei consumi segnala a gennaio una riduzione tendenziale del 4,6% in quantità, il terzo peggior risultato da un anno a questa parte, nonché la dodicesima variazione negativa da gennaio 2008. A pesare sono soprattutto auto e moto, in attesa dell’effetto degli incentivi governativi. A ridursi è soprattutto la domanda di beni (-6,4%), cui si è aggiunta, per il terzo mese consecutivo, una riduzione della domanda per i servizi (-0,3%). Particolarmente negativi i consumi di beni e servizi per la mobilità (-24,8% su base annua). Male è andata anche ai beni e servizi per la casa (-3,5%), in particolare i mobili; ai beni e servizi ricreativi (-1,7%); ai beni e servizi per la cura della persona (-1,2%). Nell’abbigliamento e calzature (-1,3%), la stagione dei saldi non ha potuto invertire il trend decrescente della spesa di medio periodo. Tengono solo le comunicazioni (+4,4%) e i servizi di ristorazione (+0,3%), mentre per quanto riguarda alimentari e bevande, nonostante l’ulteriore flessione di gennaio (-1,4%), si segnala una «tendenza alla stabilizzazione dei consumi delle famiglie, fortemente compressi nel 2008». L’allarme di Confcommercio non sorprende i consumatori, che tornano a chiedere misure urgenti per far ripartire i consumi, a partire dalla riduzione dei prezzi di almeno il 20%. «Ci chiediamo perché il Governo non intervenga con misure serie ed adeguate, a partire da un’immediata riduzione dei prezzi», affermano Adusbef e Federconsumatori. Richiesta analoga viene dal Codacons, che proprio oggi lancia sul web la campagna ‘Abbassiamo i prezzi del 20%’. L’Adoc intanto lancia l’allarme sull’agonia del piccolo commercio e ‘corregge’ al ribasso il dato di Confcommercio: secondo le stime dell’associazione, il calo dei consumi a gennaio è stato addirittura pari al 7%, a fronte di una contrazione della spesa delle famiglie di circa il 5%.
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