7 Giugno 2010

NEONATO RAPITO:TELEFONI E TRACCE, E’ CORSA CONTRO TEMPO/ANSA

TELECAMERE SPENTE; PEDIATRI,SICUREZZA BIMBI PRIORITA’ OSPEDALI

(ANSA) – ROMA, 7 GIU – L’analisi delle immagini registrate da
tutte le telecamere presenti nella zona attorno all’ospedale –
anche perché quelle all’interno della struttura non
funzionavano da mesi, e qualcuno dovrà spiegare perché –
l’acquisizione dei tabulati telefonici per individuare tutti
quegli utenti che si sono ‘agganciati’ alla cella che ‘copre’
l’Umberto I tra le 12.30 e le 15, la raccolta di ogni traccia
lasciata sul percorso che dal reparto maternità arriva al
pronto soccorso, l’incrocio di tutte le testimonianze per
ricostruire ogni movimento fatto dalla falsa infermiera
all’interno della struttura sanitaria. Su questi punti si sta
concentrando l’attenzione degli investigatori che dal pomeriggio
sono al lavoro per trovare chi ha rapito il piccolo Luca.
   Una corsa contro il tempo, la loro, convinti che la donna
italiana tra i 35 e i 40 anni che ha portato via il neonato non
sia una "sprovveduta". Una donna che ha i capelli castani
raccolti dietro la nuca, la carnagione olivastra, gli occhi
chiari di colore marrone e indossava occhiali da vista, camicia
e pantaloni da infermiere, scarpe da ginnastica bianche con la
scritta Nike di colore rosa sul tallone. Unico elemento
quest’ultimo che avrebbe potuto insospettire, visto che medici e
infermieri normalmente indossano degli zoccoli.
   Per nulla sprovveduta, dunque, anche perché ha agito a
sangue freddo, fermandosi a scambiare due parole con la mamma di
Luca, e ha studiato attentamente la via di fuga, sapendo che la
mezzora di tempo tra la sparizione del bimbo e l’allarme le
sarebbe stata assolutamente sufficiente per far perdere le
tracce. Ma non solo: conosceva bene il reparto maternità
dell’ospedale, il che non esclude che abbia fatto dei
sopralluoghi nei giorni precedenti e non ha fatto nulla per
nascondere il suo volto, probabilmente certa che nessuno avesse
potuto riconoscerla. Non il gesto di un folle, dunque, ma quello
di una persona consapevole dei rischi che si sarebbe assunta. Il
perché è tutto da decifrare e proprio le testimonianze di
medici, infermieri e pazienti potrebbero rivelarsi importanti
per ricostruire i movimenti della donna all’interno
dell’ospedale e fornire qualche dettaglio che nei concitati
momenti successivi alla scomparsa potrebbe essere sfuggito.
   Al momento, inoltre, dalle informazioni raccolte tra i
familiari di Fabio Cioffi e Annalisa Fortunato, i genitori del
piccolo Luca, gli investigatori sembrerebbero escludere che chi
lo ha portato via possa in qualche modo avere un legame con la
famiglia o, comunque, che conoscesse i Cioffi. Anche per questo
é già partito uno screening a tappeto nelle strutture
sanitarie pubbliche e private della Campania con l’obiettivo di
avere un quadro chiaro di quelle donne che vi si sono rivolte
per affrontare problemi legati alla maternità. Perché non può
essere escluso che chi abbia rapito il bambino lo abbia fatto
non per venderlo (cosa che tra l’altro a Nocera Inferiore è
già avvenuta, due anni fa, quando i carabinieri smantellarono
un’organizzazione che vendeva neonati) ma per tenerlo. Non
avendo possibilità di avere figli o di adottare bambini.
   Certo è che se ci fossero state in funzione le telecamere
all’interno dell’ospedale, forse qualche elemento in più gli
investigatori lo avrebbero a disposizione. Il Codacons chiede di
avviare un indagine, mentre il presidente della Società
italiana di pediatria Alberto Ugazio parla di "episodio di di
estrema gravità" e sottolinea che "l’attenzione alla
sicurezza di un bambino deve essere una priorità assoluta nella
gerarchia di azioni di accoglienza in una struttura sanitaria".
(ANSA).

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