16 Gennaio 2021

“Nelle urne tracce di Dna diversi Riaprite le indagini sul crematorio”

MAURO  ZOLA  BIELLA  La  decisione  spetta  ora  al  giudice  per  le  indagini  preliminari  Arianna  Pisano,  che  per  cinque  ore  ha  ascoltato  da  remoto  le  argomentazioni  presentate  dagli  avvocati  dei  familiari  di  quelle  che  potrebbero  rivelarsi  nuove  vittime  degli  abusi  verificatisi  nel  tempio  crematorio  di  Biella.  Se,  come  hanno  chiesto  oltre  cinquecento  famiglie,  loro  ricorsi  contro  l’archiviazione  richiesta  invece  dalla  Procura  saranno  accettati,  si  aprirà  un  nuovo  processo  nei  confronti  dei  due  fratelli  Alessandro  Marco  Ravetti,  uno  amministratore  della  So.Cre.Bi  l’azienda  che  aveva  aperto  il  crematorio,  l’altro  dell’impresa  funebre  di  famiglia,  già  condannati  in  primo  grado,  forse  anche  di  qualche  altro  soggetto  coinvolto  nella  vicenda,  che  ha  patteggiato  pene  minori.  proprio  la  sentenza  di  primo  grado,  secondo  alcuni  legali  come  Jacopo  Maioli  «dimostra  come  la  notizia  di  reato  sia  fondata  questa  è  la  componente  fondamentale  dei  ricorsi,  non  gli  elementi  di  prova,  che  andranno  trovati  riaprendo  le  indagini.  La  salma  del  padre  della  mia  cliente  è  stata  cremata  proprio  nel  periodo,  tra  settembre  ottobre,  in  cui  si  sono  registrati  gli  abusi  documentati  dalla  polizia  giudiziaria.  Erano  diventati  una  prassi,  lo  dice  la  stessa  Procura.  Quanto  raccolto  in  quel  periodo  di  osservazione  ha  dimostrato  che  tutte  le  salme  venivano  trattate  in  quel  modo,  l’unico  possibile  per  gestirne  un  tale  numero  di  cremazioni».  se  molti  avvocati  hanno  sollecitato  un  supplemento  di  indagini,  con  una  verifica  del  contenuto  delle  urne,  l’avvocato  Alessandra  Guarini,  che  segue  la  maggior  parte  dei  casi,  quelli  che  si  sono  rivolti  Codacons,  si  è  già  portata  avanti  ha  presentato  il  risultato  delle  analisi  affidate  un  laboratorio  di  Orbassano  con  la  supervisione  dell’ex  comandante  del  Ris  di  Parma  Luciano  Garofano.  In  molti  casi,  secondo  il  consulente,  all’interno  delle  urne  sarebbero  stati  trovati  profili  genetici  che  non  corrispondono  con  quelli  dei  defunti,  perfino  con  riferimenti  più  di  una  persona  nella  stessa  urna.  Una  perizia  che  contrasta  con  quella  suo  tempo  consegnata  alla  Procura  da  un  altro  perito  molto  noto  autorevole,  l’anatomopatologa  Cristina  Cattaneo,  secondo  cui  invece  dai  resti  dopo  la  cremazione,  anche  quando  si  tratta  di  frammenti  d’osso  di  una  certa  dimensione,  non  si  potrebbero  ottenere  rilievi  utili  in  materia  di  Dna.  Al  di  là  del  futuro  confronto  tra  le  due  perizie,  la  richiesta  di  respingere  l’archiviazione  dare  il  via  un  nuovo  processo  sembra  aver  acquisito  forma  sostanza.  Anche  perché  restano  in  sospeso  non  solo  il  contenuto  nelle  urne  consegnate  alle  famiglie,  ma  anche  centinaia  di  chili  di  ceneri,  che  anche  la  dottoressa  Cattaneo  ha  identificato  come  umane,  sequestrati  dai  carabinieri  del  luogotenente  Tindaro  Gullo  nei  cassonetti  in  cui  dipendenti  del  tempio  crematorio  li  avevano  buttati.  La  Procura  ha  invece  continuato  opporsi,  ritenendo  che  il  processo  già  in  corso  che  in  primo  grado  ha  visto  due  fratelli  Ravetti  condannati  anni  (Marco)  cinque  anni  tre  mesi  (Alessandro)  sia  sufficiente  chiarire  la  vicenda.  Il  responso  del  gip  è  atteso  nei  prossimi  giorni. 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this