26 Aprile 2020

Nelle Rsa spuntano altri 108 casi di morte attribuita al coronavirus

li hanno certificati i medici anche in assenza di tampone positivo
franco gottardi Sono stati ben 296 tra il primo marzo e il 22 aprile scorsi i morti nelle Rsa del Trentino causati da Covid 19 o comunque con presenza di Covid 19 . Un numero molto più alto rispetto a quanto comunicato ufficialmente da Provincia e Azienda sanitaria fino a qualche giorno fa e che rappresenta quasi la metà, esattamente il 48%, dei 605 decessi registrati in totale nelle Rsa nello stesso periodo. La correzione al rialzo è avvenuta ieri nel corso della consueta conferenza stampa per bocca del direttore generale dell’ Apss Paolo Bordon che ha portato i dati aggiornati provenienti dalle case di riposo. I numeri dicono che gli anziani ospiti deceduti a cui è stato fatto un tampone risultato positivo al Covid 19 sono 188 ma che analizzando le schede Istat firmate dai medici in occasione degli altri decessi in 108 casi, anche in assenza di tampone, sono stati riscontrati sintomi attribuibili al coronavirus. Finora le morti in Rsa non suffragate da tampone positivo non sono mai state inserite nei numeri ufficiali della pandemia, perché le indicazioni di Roma non lo prevedono, ma la precisazione fatta da Bordon fa almeno chiarezza e rende giustizia ai tanti dubbi e perplessità sollevati sulla reale portata del dramma. «Il lavoro che abbiamo fatto in collaborazione con le amministrazioni delle case di riposo amplia il conteggio alla sfera morti “anche” con Covid. Vedremo col ministero come vorrà classificare queste morti perché il problema che abbiamo affrontato noi lo dovranno affrontare tutti» spiega il direttore dell’ Azienda sanitaria provinciale. Anche nelle altre regioni insomma ci sarebbe una sottostima del reale numero dei decessi tra gli anziani ospiti delle case di riposo, come tante testimonianze di operatori soprattutto in Lombardia tendono a confermare. E questo significa che anche il numero ufficiale dei morti per coronavirus in Italia è inferiore alla realtà. Al di là di conteggi o statistiche ufficiali si può infatti dire che, calcolando anche i 108 casi in più emersi dalle schede di morte Istat, i decessi per coronavirus o in presenza di coronavirus in Trentino non sono 400 ma almeno 508 e che l’ incidenza dei morti in Rsa (296) rispetto al totale dei morti per Covid 19 si avvicina al 60%, senza contare chi è morto in ospedale dopo esservi stato trasferito da una casa di riposo. Nei giorni scorsi l’ Istituto superiore di sanità aveva promosso una indagine a livello nazionale sulla mortalità nelle Rsa raccogliendo dati su base volontaria ed era emerso, dalle risposte fornite dalle 14 realtà trentine che avevano partecipato, che il tasso di mortalità per Covid 19 sul totale dei decessi è stato al 17 aprile scorso addirittura del 78%; un dato incredibilmente più alto rispetto alla media nazionale che nella stessa indagine si attesta attorno al 20%. Un indizio in più per pensare che qualcosa non quadra in queste statistiche e che anche le altre regioni continuano ad adottare criteri che sottostimano la reale dimensione del dramma. Per avere una idea più precisa di quanto ha realmente inciso il coronavirus nelle case di riposo bisognerà però aspettare diversi mesi. Nel 2019 il totale dei morti nelle case di riposo trentine, sia quelle accreditate che private, è stato di 1.500. Alla fine del 2020 bisognerà raffrontare il totale dei decessi nell’ anno a questa cifra per capire. Bordon ha spiegato ieri che dopo il picco del 12 e 13 aprile la media dei decessi nelle Rsa sta tornando nella media degli anni scorsi. «È presumibile – spiega – che molti anziani ospiti morti col virus sarebbero comunque deceduti per altre cause nei prossimi mesi perciò solo a fine anno avremo una dimensione realistica del fenomeno». Intanto il Codacons nazionale (come riferiamo in maniera puntuale a pagina 11) ha iniziato una propria raccolta di dati chiedendo ai familiari di persone decedute nelle case di riposo di compilare un questionario per avere un quadro più preciso della situazione e dell’ appropriatezza delle cure e del trattamento assicurato ai malati. L’ associazione di consumatori come noto ha depositato esposti presso le procure in tutta Italia dando il via a indagini conoscitive che anche i Nas dei carabinieri hanno avviato in Trentino.

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