15 Maggio 2016

«Nelle mail c’ è la conferma d elle richieste di denaro»

«Nelle mail c’ è la conferma d elle richieste di denaro»
la finanza
ha trovato gli accordi della gara per la manutenzione del software. per
il gip «serpelloni deteneva il “potere assoluto”»

Un’ indagine che si sviluppa su due piani, da una parte l’ esposto presentato da Ciditech, la ditta che per 12 anni – dopo averlo creato – ha gestito manutenzione e aggiornamenti del software, dall’ altra le acquisizioni documentali. E nel gennaio 2015 la Finanza ha trovato tutto nelle caselle di posta di Serpelloni, Gomma, Bosco e della collaboratrice Rimondo: le mail «con gli accordi» pre-gara, le comunicazioni tra i medici, le «minute» di quelle che poi sarebbero diventate le missive «con natura concussiva della richiesta di denaro».LE MAIL GALEOTTE. Non avevano cancellato proprio niente, fornendo il supporto anche all’ ipotesi del pm Paolo Sachar che il bando di gara fosse «taroccato», che fu indetto per togliere a Ciditech la gestione del software perchè il proprietario non aveva pagato e non aveva accettato di versare percentuali. E, come sottolinea il gip, «a quel che consta non risulta che la società Studio C abbia mai iniziato la manutenzione del software e il contratto è stato sciolto per mutuo tacito consenso».L’ inizio dell’ incrinatura dei rapporti da la Ciditech e il Serd avviene nel novembre 2012, quando Giovanni Serpelloni convoca il patron dell’ azienda (un suo parente) per prospettargli la possibilità di esportare la piattaforma MFP negli Stati Uniti salvo poi far seguire la prima «richiesta» particolare, ovvero il fatto che «Ciditech “doveva qualcosa ad una sua (di Serpelloni, ndr) collaboratrice per tutti i servizi resi fino a quel momento per la diffusione della piattaforma” chiedendo proprio di determinare una percentuale su quanto realizzato negli anni sui contratti di assistenza».«SOLDI ALLA CARITAS». Si prosegue fino alla richiesta, messa per iscritto e firmata da sei medici (su un foglio privo di «segni distintivi ufficiali»), di centomila euro. Prima «a titolo risarcitorio per diritti intellettuali da versare all’ Ulss 20», poi, nella seconda suggerita da Serpelloni, «si ribadiva la pretesa corresponsione di 100mila euro ma questa volta da devolvere alla Caritas Diocesana». Gli altri medici che firmarono (Umberto Galvan, Stefano Nardi e Mario Cruciani) lo fecero, si legge nell’ ordinanza, perchè venne loro «specificamente richiesto per esercitare pressioni su Ciditech». Una dottoressa si rifiutò di farlo, nonostante le insistenze di Bosco. Resta il fatto che i firmatari ora sono iscritti nel registro degli indagati.Richiesta illegittima che è diventata una delle ragioni per cui da venerdì l’ ex Capo Dipartimento Politiche Antidroga, l’ ex direttore facente funzioni del Serd negli anni in cui Serpelloni era a Roma, Maurizio Gomma, e il collega Oliviero Bosco si trovano ai domiciliari.Già, perchè come emerge dall’ ordinanza del giudice Luciano Gorra, «il dottor Serpelloni nonostante dal 2008 ricoprisse un incarico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (questo nel periodo in cui Giovanardi era sottosegretario e fu lui ad affidargli l’ incarico, ndr) continuava a seguire le vicende relative al Dipartimento di Verona, diretto nelle more da Gomma, ed ogni sabato mattina era fisicamente in sede».«Aveva “il potere assoluto” sulle scelte a tutti i livelli nel campo delle dipendenze», e per questo il legale rappresentante di Ciditech si era sentito «schiacciato e pesantemente intimidito». Un crescendo di toni e di «condizioni», poste da Serpelloni che «aveva sostenuto che, se non gli fosse stata riconosciuta una percentuale sui guadagni degli anni passati, avrebbe dovuto trovare altri con cui collaborare».Siamo al dicembre 2013 e quei centomila euro non erano stati corrisposti, da qui i rapporti si incrinarono: da Roma Serpelloni chiese a Ciditech di rimuovere dal sito della ditta alcuni prodotti software «su cui riteneva di vantare diritti intellettuali». Fu l’ inizio delle ostilità tra chi aveva creato e aggiornato il software e il vertice del Ser.D. che proseguì con l’ indizione della gara per affidare la manutenzione centralizzata annuale del software MFP. Quella che partiva da una base d’ asta irrisoria (39.500 euro) senza che venisse effettuata, precedentemente, una valutazione economico finanziaria. E che comunque era stata ampiamente pilotata e aveva «significato ritorsivo nei confronti di Ciditech che non aveva ottemperato alle richieste estorsive», sottolinea il gip.«CONFIDAVANO NELL’ IMPUNITA’». «Serpelloni, il suo sostituto Gomma con l’ ausilio di Bosco e della immancabile factotum Rimondo, confidando evidentemente in una sorta di impunità assoluta», prosegue l’ ordinanza, «e godendo di una totale autonomia gestionale anche in ragione della fiducia mal riposta dalla direzione generale, a sostegno delle ingiuste pretese sono giunti al punto di rivendicare diritti intellettuali sul software». Entrò in scena il Codacons che insieme ai tre indagati propose ricorso al Tar «avente ad oggetto l’ affermazione della titolarità dei diritti intellettuali del software MFP», ricorso che va letto «nella prospettiva di voler tardivamente conferire una veste giuridica alle pretese in realtà aventi natura concussiva».Lettere e richieste di soldi: fino al 18 marzo 2014 era ignoto al dg Bonavina: «Una volta giunta a conoscenza dei vertici di Ulss 20 la ingiustificata richiesta a Ciditech», prosegue il gip, «Serpelloni aveva tentato una maldestra marcia indietro. Non sorprende che il dg Bonavina abbia avviato procedimenti disciplinari, sfociati nel licenziamento poi annullato non per motivi di merito legati alla fondatezza delle ragioni alla base del provvedimento». Tutti e tre reintegrati: «La loro ostinazione», scrive il gip, «e il loro protagonismo recitato rendono quanto mai concreto il pericolo che commettano altri gravi delitti». Per questo sono ai domiciliari.o.
fabiana marcolini
 

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