27 Giugno 2013

NElla Tuscia e nel Pontino Arsenico, ministeri “scagionati” e cittadini senza risarcimento …

NElla Tuscia e nel Pontino Arsenico, ministeri “scagionati” e cittadini senza risarcimento …

NElla Tuscia e nel Pontino Arsenico, ministeri “scagionati” e cittadini senza risarcimento Ricorsi e controricorsi di cittadini e comuni hanno bloccato la strada agli indennizzi per l’ acqua contaminata ROMA – È come se, con un colpo solo, le legittime preoccupazioni di migliaia di cittadini, oltre a pagine e pagine di trattati scientifici sul problema derivante dall’ esposizione all’ arsenico, fossero svanite nel nulla. Mentre in quasi tutta la Tuscia l’ acqua non è potabile e si fa la fila per i rifornimenti alle autobotti, il Consiglio di Stato ribalta le sentenze del Tar di Roma con cui si condannava i ministeri dell’ Ambiente e della Salute a risarcire con 100 euro ciascuno coloro che avevano presentato ricorso e che, sino al 28 ottobre 2010 (definitivo pronunciamento della Commissione europea sull’ impossibilità di deroghe superiori a 20 microgrammi/litro), si erano visti erogare nei rispettivi comuni di residenza l’ acqua con valori di arsenico superiori alla fatidica soglia dei 20 microgrammi. LA PRIMA VITTORIA – Ad esempio, la sentenza del Tar del Lazio sul ricorso 4284 del 2011 emessa dalla sezione seconda bis, apriva concretamente al riconoscimento del danno biologico e morale da esposizione a quella che veniva definita come una della sostanze più nocive riconosciute. Inoltre l’ amministrazione centrale dello Stato, identificata nei due ministeri, veniva censurate per non aver “adottato iniziative specifiche adeguate e proporzionate alla diffusione, alla gravità, all’ urgenza delle problematiche”. Non si lasciava spazio, però, a possibili riduzioni e sconti in bolletta, poiché di per sé il mancato consumo di acqua avrebbe ridotto il costo per i cittadini. I RICORRENTI – Ma i due dicasteri additati come i responsabili dell’ esposizione al veleno di centinaia di migliaia di cittadini, hanno prontamente fatto ricorso al Consiglio di Stato che ha dato loro ampia soddisfazione come si evince da almeno quattro sentenze che hanno riformato altrettante decisioni di primo grado ( sui ricorsi 666/2012, 668/2012, 664/2012 , 665/2012). A proporre i ricorsi anche i residenti di alcuni paesini toscani che hanno chiesto aiuto al Codacons, ma in particolare troviamo quelli laziali provenienti da Aprilia, Cisterna di Latina, Sermoneta, Cori, Latina, Velletri. E poi Bracciano, Albano Laziale, Arriccia, Bagnoregio, Ladispoli, Ronciglione, Anzio, Canino, Capranica, Civita Castellana, Celleno, Farnese, Marta, Tuscania, Vetralla e Viterbo. ARSENICO NATURALE – Le sentenze emesse dalla sesta sezione del Consiglio di Stato pubblicate il 21 giugno scorso, hanno dunque assolto i ministeri dalla responsabilità di aver prorogato per 11 anni le deroghe sui limiti massimi consentiti dall’ Unione europea perché, in sostanza, l’ arsenico è nell’ acqua per fatti naturali e la richiesta delle deroghe da parte italiana è “ascrivibile alle particolari condizioni geologiche sussistenti in diversi territori che determinano la presenza naturale dell’ arsenico negli acquiferi destinati alla erogazione di acque potabili, e non già a fenomeni di inquinamento determinate da attività umane, di cui avrebbero senz’ altro dovuto rispondere i responsabili”. MINISTERI TEMPESTIVI – E inoltre: “Ritiene la sezione che non vi sia stata la violazione dei principi di buon andamento, imparzialità, economicità, efficacia, pubblicità e trasparenza dell’ azione amministrativa, ravvisata dal Tar”. Ancora a favore dei ministeri, la sezione presieduta da Luigi Maruotti ritiene “che non si possono ravvisare ‘ritardi od omissioni’ nel recepimento della decisione comunitaria e nell’ adozione di misure precauzionali informative, risultando che i due Ministeri hanno provveduto ad avvisare tempestivamente le Regioni interessate per l’ adozione delle misure a tutela della salute degli utenti”. GLI SCONFITTI – Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, aveva commentato così la sentenza: ” In sostanza per il Consiglio di Stato la Pubblica Amministrazione non ha alcuna responsabilità nell’ aver prorogato per 11 anni i valori massimi di arsenico nell’ acqua, e se i cittadini hanno bevuto acqua avvelenata la colpa sarebbe… del territorio. Inoltre per i giudici di due dicasteri avrebbero correttamente informato le popolazioni locali circa l’ emergenza arsenico… Peccato però che nessun cittadino se ne sia accorto. Ovviamente il Codacons proseguirà la sua battaglia in sede penale, portando in Procura l’ emergenza arsenico del Lazio e nelle altre regioni d’ Italia”.

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