19 Gennaio 2020

Nella Sicilia che cade a pezzi tra mulattiere e cantieri infiniti

la viabilità in sicilia è al collasso: strade statali e autostrade non sono in grado di sostenere il traffico dei mezzi pesanti. l’ allarme lanciato dagli autotrasportatori
Autostrade interrotte, strade statali rattoppate alla meno peggio, provinciali come “trazzere”. È la fotografia attuale della viabilità in Sicilia. Una rete stradale che fa acqua da tutte le parti. La A19, la Palermo-Catania, è un lungo cantiere: per l’ esattezza 24 per 192 chilometri di lunghezza. In pratica, una deviazione ogni 8 chilometri. L’ ultimo intoppo che ha messo in ginocchio l’ isola è stata la chiusura ai mezzi pesanti del viadotto Cannatello, a causa del rischio crollo dello stesso ponte e la deviazione obbligatoria sulle strade provinciali. Due giorni fa il governatore Nello Musumeci aveva dichiarato ” inadeguato il servizio Anas per la Sicilia . Le strade dell’ isola continuano a cadere a pezzi nell’ impotenza di chi dovrebbe assicurarne la piena efficienza”, dice il numero uno di palazzo Orleans. Oggi il Codacons ha annunciato di aver presentato un esposto alle Procure di Catania, Caltanissetta e Palermo. “L’ Anas quale concessionario per la gestione e manutenzione dell’ A19 non ha rispettato l’ obbligo di attuare il progressivo miglioramento e adeguamento dell’ autostrada”, afferma il Codacons. La replica di Anas alle parole di Musumeci non si è fatta attendere: “Le autostrade siciliane in gestione diretta di Anas sono la tangenziale di Catania, l’ autostrada Catania-Siracusa, l’ A19 Palermo-Catania , l’ A29 Palermo-Mazara del Vallo e le sue diramazioni per Trapani e per gli aeroporti di Birgi e Punta Raisi. Le autostrade A18 Messina-Catania, A20 Messina-Palermo e Siracusa-Gela – prosegue l’ azienda – sono invece di competenza del Cas, ente pubblico regionale alle dirette dipendenze di Musumeci”. Intanto il viadotto Himera , crollato nel 2015, attende ancora di essere ricostruito, anche se ieri Anas ha confermato che i lavori “procedono come da cronoprogramma, con ultimazione prevista entro fine aprile”. Mentre i siciliani attendono autostrade e strade statali all’ altezza degli atri paesi europei, la politica litiga. “Come ha detto il presidente Musumeci ‘a Roma devono capire che siamo stanchi della politica del rappezzo, Anas deve dimostrare rispetto per la pazienza dei sicilianì – tuona la presidente della IV Commissione legislativa dell’ Ars, Giusi Savarino -. Mercoledì 22 gennaio faremo il punto della situazione sulla Palermo-Agrigento e Palermo-Catania. E non solo, rappresenterò anche la situazione del Viadotto Morandi di Agrigento, ennesima opera su cui registriamo ritardi da parte di Anas. Purtroppo sulle strade statali abbiamo una competenza limitata, possiamo solamente vigilare affinchè Anas termini celermente i lavori e portare la situazione all attenzione della politica nazionale, e lo facciamo con coraggio, costanza e determinazione”. Cosa significa essere costretti per lavoro a percorrere le strade dell’ isola. Lo abbiamo chiesto a Giorgio Stassi , un autotrasportatore siciliano di 39 anni che ci ha fatto salire a bordo del suo autoarticolato. Un viaggio da Palermo ad Agrigento, lungo le statali 121 e 189, lo scorrimento veloce che collega i capoluoghi siciliani di Palermo e Agrigento . Le due maggiori città della Sicilia occidentale. Cento chilometri tra cantieri, semafori e un’ infinità di deviazioni. Una statale che è considerata la strada della morte, perché ogni anno miete decine di vittime per l’ assoluta mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria. “Noi siamo le vittime di tutto il sistema dell’ economia – racconta Giorgio Stassi -, per noi la strada è l’ unica fonte di lavoro. Non chiediamo nulla se non strade sicure che ci permettano di poter lavorare e chiediamo anche un accordo con le compagnie marittime per i trasporti via mare”. La Sicilia che cade a pezzi: viaggio a bordo di un tir Secondo i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in Italia sono attive 1,17 milioni di carte di qualificazione del conducente. A ognuna di esse, in linea di massima, corrisponde un autista occupato nel trasporto merci o di persone. I dati allarmanti riguardano l’ età anagrafica di questi autisti: il 45,8%, infatti, ha più di 50 anni e solo il 18,1% e al di sotto dei 40. Secondo l’ analisi ministeriale i giovani non vogliono più fare i camionisti. Secondo diverse stime in Italia mancherebbero circa 15 mila autisti. Le riserve proveniente dall’ Est si stanno esaurendo o tornano a casa, anche perchè paesi come Romania e Polonia stanno occupando forza lavoro locale in aziende di trasporto internazionale, sfruttandone la straordinaria capacità di crescita. Così molte realtà italiane guardano ai paesi del Nord Africa o addirittura alle Filippine.
roberto chifari

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