«Nella lotta all’ usura le banche ci sono ma servono certezze»
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
primiceri (bpp): «siamo pur sempre imprese che operano in un mercato tuttora in crisi»
• L’ appello alle banche era arrivato da più parti: la lotta alla piaga dell’ usura, spiegavano sia il presidente della Camera di Commercio Alfredo Prete che l’ associazione dei consumatori Codacons, non può che passare attraverso la presa di coscienza, da parte degli istituti di credito, che è necessario allargare i cordoni della borsa in fatto di prestiti a famiglie e imprese. «Ma anche le banche sono imprese», esordisce Vito Primiceri, presidente della Banca Popolare Pugliese e membro del Consiglio dell’ Abi, l’ associazione che riunisce le banche italiane. «Certo, sono imprese con una particolare caratterizzazione di tipo sociale. Hanno un impatto immediato sulla società e sull’ economia del Paese. Ma devono pur sempre lavorare secondo le regole delle imprese e la normativa sulla vigilanza, che ogni giorno è sempre più pervasiva e più severa. Che le banche abbiano tutto l’ interesse a fare credito e a far ripartire l’ economia è un dato di fatto, e appena possono lo fanno. Ma devono avere la certezza che quel denaro prestato ritorni indietro». Tra le cause dell’ usura, secondo gli analisti, rientra anche la difficoltà di accedere al credito “legale”. E per questo c’ è chi si rivolge a privati, sempre più spesso insospettabili commercianti, vicini di casa, impiegati, che prestano denaro con interessi ben al di là del lecito. Uno studio Eurispes ha fotografato il fenomeno e ha stabilito che, sulla base di una serie di indicatori, la provincia di Lecce è al 25esimo posto in Italia per permeabilità del territorio all’ usura. «Quello dell’ usura – spiega Primiceri – è un fenomeno che si annida e va a colpire purtroppo quelle imprese e quelle famiglie particolarmente colpite dalla crisi. Questo vuol dire che già in partenza questi soggetti, molto probabilmente, non hanno la possibilità di rivolgersi al sistema bancario, e anche se lo facessero, non hanno la possibilità di prospettare un rimborso certo delle somme che chiedono in prestito». È tutto qui il corto circuito. Ed è un dettaglio non di poco conto, perché «oggi le banche sono molto attente a concedere prestiti, perché si tratta dell’ unico impiego redditizio del denaro che raccoglie». Gli istituti cercano di rimediare in qualche modo. «Quando una banca non può intervenire direttamente nel tessuto economico del territorio, cerca di partecipare a iniziative per il microcredito. È il nostro caso: nel 2013, uno degli anni più pesanti della crisi economica, abbiamo stipulato convenzioni con l’ Arcidiocesi di Lecce e con la Diocesi di Ugento, In alto Vito Primiceri, presidente della Banca Popolare Pugliese e membro del consiglio dell’ Abi. A sinistra, Luigi Budano, presidente dell’ associazione “Contro la cultura socio mafiosa” poi più recentemente siamo stati tra gli enti fondatori della fondazione anti usura “San Giuseppe Lavoratore”, creata su iniziativa dell’ arcivescovo di Lecce». In ogni caso, il sistema sembra in lenta ripresa: «Sul volume dei mutui concessi siamo moderatamente ottimisti. Assistiamo a un incremento. Poi c’ è anche il sistema dei prestiti ai privati attraverso la cessione di quote dello stipendio, e anche qui il lavoro procede abbastanza bene». L’ accusa di Alfredo Prete, nello specifico, aveva riguardato anche il diverso trattamento riservato al le banche: «Ogni volta che c’ è una crisi del sistema, lo Stato interviene con centinaia di miliardi». «Ma non è così», assicura Primiceri. «Ad esempio, con riferimento alla vicenda delle quattro banche (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara, ndr) lo Stato si è limitato solo a creare lo strumento legislativo. Ma i soldi per il salvataggio sono stati messi dagli altri istituti». Ma è anche il mondo dell’ associazionismo che oggi si sente chiamato in causa sul tema, in particolare dopo le parole del procuratore capo Cataldo Motta: «Le associazioni devono darci una mano, ma spesso sono assenti o carenti». Rispedisce l’ accusa al mittente Luigi Budano, storico presidente dell’ associazione “Contro la cultura socio mafiosa”, ora in fase di scioglimento. «Non tutte le associazioni sono così», attacca Budano. «È vero, alcune si sono sporcati le mani, non pensano più alle vittime, l’ unico interesse è intercettare i finanziamenti. Ma noi, ad esempio, abbiamo raccolto moltissime denunce, dagli anni Novanta ad oggi. Ci siamo costituiti parte civile. E anche per esserci esposti in questo modo siamo stati spesso esclusi, attaccati umiliati. In passato – aggiunge Budano – si parlava di leggi, proposte, incontri. Ora le parole d’ ordine sono Pon, finanziamenti, soldi». Budano se la prende anche con le leggi in materia, «che non hanno mai funzionato. Questo a portato al paradosso che chi arriva a denunciare l’ usuraio, oggi, lo fa solo per convenienza o per vendetta. Gli altri si trincerano dietro l’ omertà». A.Cel.
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