27 Dicembre 2011

Nell’ anno dell’ austerità vince il Natale magro  

Nell’ anno dell’ austerità vince il Natale magro
 

Elsa Antonioli – la moglie di Mario Monti – durante la spesa natalizia al mercato di piazza Wagner, periferia di Milano A Londra: in tutta Europa e negli Usa i negozi hanno puntato sugli sconti per lavorare il più possibile a Natale Ovvero: questa volta nessuno che arriva un secondo prima di noi per portarci via l’ ultimo esemplare del regalo che avevamo in mente, legioni di commessi gentilissimi a nostra disposizione e tra noi e la cassa nessuna coda ma una prateria. Ieri la drammatica conferma: è stato il Natale più povero degli ultimi dieci anni. L’ immancabile Codacons ha diffuso i primi dati della Caporetto dei commercianti: gli italiani hanno speso in media 48 euro a testa meno dell’ anno scorso, un tesoretto messo via per far fronte all’ impatto della manovra del governo Monti, calcolato in 1129 euro a famiglia per il 2012. In ossequio al «riequilibrio dei conti» si è risparmiato su tutto: dai regali ai viaggi, dagli addobbi per la casa al pranzo. Il settore più penalizzato è quello dell’ abbigliamento e delle calzature: meno trenta per cento. E non sono previsti recuperi per i saldi: «Saranno un flop – ha assicurato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -: le famiglie non hanno più possibilità di spendere per beni non essenziali, nemmeno in regime di sconti stagionali. Prevediamo una riduzione record degli acquisti durante i saldi, con picchi del 30-40 per cento rispetto allo scorso anno». La Coldiretti fornisce un altro dato significativo: per pranzo e cenone si è speso il 18 per cento in meno del 2010. E anche se fino a poco tempo i ristoranti erano «tutti pieni», dalle statistiche di questo Natale risulterebbe che nove italiani su dieci abbiano deciso di mettere le gambe sotto il tavolo a casa propria (anche il premier professor Monti, informano le agenzie, ha trascorso un sobrio Natale nella sua casa di Milano dopo che la sua signora Elsa «aveva fatto la spesa al mercato»). Dettagliata l’ analisi dell’ Osservatorio di Federconsumatori: la spesa totale si è assestata sui quattro miliardi di euro rispetto ai quattro virgola quattro previsti; quella media, a famiglia, è stata di 166 euro. Sempre secondo Federconsumatori, abbigliamento e calzature hanno perso il 18 per cento; mobili, arredamento ed elettrodomestici il 24; il turismo l’ 8; profumeria e cura della persona il 7; i giocattoli il 3; l’ alimentazione l’ 1,5. Stabili i consumi di editoria (libri e cd), l’ unico segno più è quello (1 per cento sul 2010) dell’ elettronica di consumo. Ma smartphone a parte, i pochi dati positivi sono anch’ essi la spia della crisi. Esulta ad esempio Sky, i cui canali di film registrano il miglior share di sempre nel giorno di Natale (4,2 per cento): ma vuol dire che la gente non è andata al cinema. E non vogliamo pensare che anche il tristissimo record di cani abbandonati su strade e autostrade (137 contro i 26 dell’ anno scorso; il primato era del 2008 e si fermava a 54) abbia a che fare con la necessità di far quadrare il bilancio domestico. Piangono e/o protestano tutti. A Milano tre operai sono ancora sulla torre della stazione centrale per richiamare l’ attenzione contro la soppressione dei treni notturni e il conseguente taglio di 800 posti di lavoro; nel porto di Cagliari è rimasta la nave degli «indignados» con i marittimi in lotta per la chiusura di alcune tratte. Ci sono Indignati (in tenda) anche alle Terme di Caracalla: a Natale hanno pranzato con pizzoccheri, broccoli e salsicce, precisando però con una nota ufficiale consegnata all’ Ansa che «i broccoli vengono dall’ orto impiantato ai margini del campo». L’ austero Natale di quest’ anno è in fondo una conferma della legge del contrappasso. La generazione dei quaranta-cinquantenni di oggi è quella dei figli del boom, cresciuti con Natali comunque più poveri di quello di oggi (sotto l’ albero le alternative erano due, o i soldatini o le macchinine: altro che smartphone) ma percepiti come immensamente più ricchi perché confrontati con un passato di miseria. Nonni e genitori ci parlavano dei loro Natali con le tessere annonarie e le am-lire facendoci sentire in colpa, marmocchi privilegiati che non eravamo altro. Poi con il Sessantotto l’ attesa della cornucopia di dolci e giocattoli ha cominciato a esser guastata anche dai sermoni anti-consumistici ed ecologisti: guarda che è solo un affare di soldi, le tradizioni le inventano i padroni, lo sai quanto si spende in alberi di Natale, e lo sai quanta energia sottraggono tutte quelle luminarie? Oggi tocca proprio a noi, generazione colpevolizzata per i Natali delle vacche grasse, essere rimproverati dai figli per i regali low cost. Ma in fondo questo Natale con il braccino corto (solo nel 2001 dopo le Torri Gemelle eravamo così depressi, dicono i dati) è anche la conferma di come noi italiani siamo sempre condannati alla nostalgia. Per anni abbiamo stigmatizzato lo scialo e rimpianto i Natali poveri ma belli; adesso ricordiamo con strazio i bei tempi dei regali inutili. Non arrendiamoci, comunque, non tutto è perduto: infatti Coldiretti informa pure che di quel che abbiamo acquistato per il pranzo, un quarto lo abbiamo avanzato. E mezzo miliardo di euro finito nel sacco dell’ umido, in un sì disastroso bollettino post- natalizio, diventa un motivo di speranza. 1129 euro a famiglia Il peso della manovra Salva Italia per l’ anno prossimo: chiaro che gli italiani hanno cercato di risparmiare durante le feste 90% ha pranzato a casa Poco tempo fa Berlusconi parlava di «ristoranti tutti pieni». Pare che per cenone e pranzo di Natale non sia andata così. Tutti (quasi) a casa COME NEL 2001 Solo dopo l’ 11 settembre i festeggiamenti furono così dimessi IN POSITIVO Crescono solo le vendite degli accessori tecnologici dagli smartphone in su 4 miliardi La spesa sostenuta dagli italiani per le Feste. Le stime, che già tenevano conto della crisi, dicevano 400 milioni in più 137 cani abbandonati L’ anno scorso, durante le Feste, erano stati soltanto 26. Possibile che anche toeletta e crocchette siano diventate troppo care per le tasche degli italiani in crisi?

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