18 Dicembre 2009

Nel Pirellone sotto assedio il governatore diventa falco

 Tre mesi al voto, la strategia sarà l´attacco In vista delle elezioni guai giudiziari, alleati in subbuglio e un avversario solido

 
 Ancora Formigoni, ieri mattina: «Almeno per le carte che conosco, l´arresto di Prosperini non mi pare sufficientemente motivato». In una manciata di ore «la giustizia che deve compiere il suo corso» viene messa di nuovo sotto accusa. Un repentino aggiustamento di strategia, rispetto alla prudenza delle prime ore, che torna a riallineare il governatore ai falchi pidiellini alla Cicchitto e alla Bondi. Aggiustamento tra l´altro non suffragato dal contenuto di quelle «carte», che invece – fatto salvo l´ovvio principio della presunzione di innocenza dell´indagato – descrivono un quadro molto circostanziato e sembrano cacciare in un mare di guai l´esuberante assessore allo Sport del Pirellone. Ma c´è del metodo, in questa strategia dell´attacco alla magistratura fatta propria dal governatore, ormai sdraiato sulla tesi della «giustizia a orologeria». Le elezioni regionali sono alle porte, e Formigoni – appena investito dal Cavaliere e dal Pdl della ricandidatura alla guida del Pirellone (per la quarta volta) – si trova a dover fare i conti con una serie di spiacevoli coincidenze che contribuiscono a minare la sua ostentatissima tranquillità in vista del voto di marzo. L´affaire Prosperini è solo l´ultima tegola, ci sono due altri assessori, Massimo Ponzoni e Massimo Buscemi (il primo già interrogato dagli inquirenti) che intratterrebbero rapporti d´affari con un´indagata sottoposta ad arresto, Rosanna Gariboldi, moglie di Abelli, nell´ambito dell´inchiesta Grossi, che riguarda la bonifica di alcune aree. Poco o nulla di penalmente rilevante, almeno per loro, sta di fatto che l´attività dei due disinvolti Massimi non giova certo all´immagine della giunta regionale. Non di puro danno di immagine si tratterebbe, invece, se l´inchiesta Grossi dovesse coinvolgere direttamente rappresentanti dell´amministrazione regionale.  Ci sarebbe anche l´avviso di garanzia recapitato al governatore (oltre che al sindaco e al presidente della Provincia) dopo l´esposto del Codacons, che accusa i vertici di Regione, Comune e Provincia di non aver fatto abbastanza per combattere lo smog. Roba da ridere, secondo il governatore, che però ha accolto la notizia gridando al complotto e, appunto, puntando il dito contro la «giustizia a orologeria». E, infine, c´è lo smacco confezionato a Formigoni dall´Unione europea, che di recente ha bocciato la legge regionale sulla caccia. In questo quadro si comprende come Formigoni, a proposito dell´arresto di Prosperini, si sia augurato che la magistratura faccia in fretta il proprio lavoro, «perché il momento è delicato». Delicato, certo: si vota tra tre mesi. E, vicende giudiziarie a parte, nella maggioranza le acque sono parecchio agitate, con la Lega che non perde un´occasione, neppure in Regione, per distinguersi dagli alleati, e con le fibrillazioni interne al Pdl. Due giorni fa, quando l´ufficio di presidenza del partito di Berlusconi ha risolto il rebus delle candidature a governatore, il furbissimo Ignazio La Russa ha cominciato così la riunione: «Chiudiamo in fretta la pratica del Veneto, assegnando la candidatura alla Lega, altrimenti si apre un casino in Lombardia». Così hanno fatto, ma non è detto che qualche «casino» possa accadere, con la Lega ormai decisa a far pagare carissimo il prezzo della rinuncia ad avere uno dei suoi come presidente della Lombardia, o magari a vendicarsi con imboscate sempre possibili con il voto disgiunto. Formigoni è forte, ma meno di quando fu sfidato da Martinazzoli nel 2000. Dalla sua parte, stavolta, è assai probabile che non avrà più l´Udc (3,8 per cento alle ultime regionali). E dall´altra c´è un concorrente, Penati, un po´ più solido dei suoi predecessori.
 

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