Nel mirino dei Nas i giocattoli cinesi a rischio
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fonte:
- Il Gazzettino
Scontro a livello commerciale tra la multinazionale americana Mattel e la Cina dopo la scoperta di difetti che hanno costretto a ritirare dal mercato 18 milioni di pezzi Nel mirino dei Nas i giocattoli cinesi a rischio Ispezioni dei carabinieri nei negozi. La Ue: “Garantire la sicurezza“. Pechino: pochi irresponsabili colpiscono le nostre aziende BruxellesSe la sicurezza dei bambini continuerà a non essere garantita “è possibile che si arrivi al bando dell`import di giocatoli dalla Cina“. Lo ha detto Antonia Mochan, portavoce della Commisione Ue, sottolineando come per ora – comunque – a Bruxelles non siano giunte segnalazioni di incidenti. “Abbiamo inviato una notifica a tutti gli Stati membri – ha spiegato Mochan – per avere un`idea di quanti giochi a rischio ci siano sul mercato europeo“. “Nel 2006 – ha ricordato la portavoce Ue – il 41\% dei richiami di prodotti a rischio è avvenuto su iniziativa delle società produttrici. E nei primi mesi del 2007 questa quota è salita al 51\%. Quindi – ha concluso Mochan – le società si dimostrano più attente alla sicurezza“.Intanto ispezioni dei carabinieri del Nas in varie località italiane sono state disposte dalla procura di Torino per verificare il rispetto dell`ordine della Mattel di ritirare dal mercato i giocattoli considerati pericolosi. Il procedimento è coordinato dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, che ha aperto un fascicolo con l`ipotesi di immissione nel mercato di prodotti pericolosi. Per il momento non ci sono indagati. Infine nei confronti della Mattel “il Codacons sta valutando la possibilità di una class action direttamente in California“. Ad annunciarlo è la stessa associazione di consumatori.Ma Pechino non ci sta e accusa mezzi di comunicazione e “personaggi irresponsabili“ di aver “ingigantito il problema della qualità del made in China“ dopo una serie di scandali che hanno coinvolto giocattoli, dentifrici, cibi per animali, copertoni e altri prodotti delle industrie del Paese asiatico. “Alcuni mezzi d`informazione e alcuni personaggi irresponsabili hanno trasformato un piccolo problema in un grande problema“, ha detto il portavoce del ministero del commercio Wang Xinpei in una conferenza stampa nella capitale. “Il governo cinese si oppone a queste iniziative da parte di persone irresponsabili“, ha aggiunto. Se si considera un`altra serie di dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da alti esponenti cinesi, il bersaglio delle accuse sembrano essere le voci protezioniste che si sono levate in alcuni Paesi occidentali, e in particolare negli Usa, dove la questione del surplus commerciale di Pechino è stata al centro dei dibattiti tra gli aspiranti alla candidatura per il Partito Democratico alle presidenziali dell`anno prossimo. Il ministro del commercio Bo Xilai, uno dei leader emergenti della generazione dei cinquantenni del Partito Comunista Cinese, ha sottolineato che “il 99\%“delle esportazioni cinesi – la cui crescita non è stata arrestata dai primi scandali, facendo al contrario registrare un aumento record in luglio – sono “di ottima qualità“.Nell`ultimo scandalo, martedì scorso, la Mattel, compagnia americana produttrice di giocattoli, ha “richiamato“ oltre 18 milioni di pezzi prodotti su licenza da imprese cinesi. Di questi, circa 500 mila sono stati richiamati a causa della vernice che conteneva troppo piombo, gli altri circa 17,5 milioni perché avevano dei piccoli magneti che si staccano facilmente e che i bambini potrebbero mettersi in bocca, soffocando. Ieri, un funzionario dell`Associazione dei produttori di giocattoli cinesi ha sostenuto che già altri pezzi erano stati richiamati per via dei magneti e che si tratta quindi di una “situazione già conosciuta“. In precedenza, la stessa Mattel aveva richiamato 1,5 milioni di giocattoli, seguendo l`esempio di un`altra impresa americana, la RC2 dell`Illinois, che in giugno aveva tolto dalla circolazione 1,5 milioni di trenini di legno perché colorati con una vernice che conteneva una quantità eccessiva di piombo.La vicenda ha assunto un risvolto drammatico martedì scorso, quando Zhang Shuhong, uno dei proprietari dell`impresa Lee Der di Hong Kong che produceva i giocattoli della Mattel, si è impiccato in uno dei capannoni della sua fabbrica a Foshan, nel sud della Cina. Un suo socio nell`impresa, che si è qualificato col solo nome di famiglia, Xie, ha dichiarato a un giornale di Hong Kong che Zhang è stato imbrogliato da uno dei fornitori. Responsabile della truffa e del suicidio dell`imprenditore sarebbe, secondo Xie, un`impresa di Dongguan, sempre nella Cina meridionale, chiamata Zhongxin, che avrebbe fornito alla Lee Der della polvere per vernice difettosa.
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