Nel Mezzogiorno il maggior numero di famiglie indigenti
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Nel Mezzogiorno il maggior numero di famiglie indigenti
ROMA La povertà è stabile in Italia ma il Mezzogiorno si conferma come un`area di grande disagio, non solo per numero di famiglie che vivono sotto la soglia (il 24% rispetto al 4,5% del nord e al 6% del centro) ma anche per intensità della povertà che raggiunge il 22,7% rispetto al 17,5% e al 18,9%. È quanto emerge l`ultimo rapporto Istat sulla povertà pubblicato nel 2006. I poveri in Italia sono 7.577.000, pari al 13,1% della popolazione residente (era il 13,2% l`anno precedente). Si tratta dell`11,1% (era l`11,7%) delle famiglie residenti, ossia di 2.585.000 nuclei familiari. Per l`Istat, queste oscillazioni non sono statisticamente significative. La regione meno povera è l` Emilia-Romagna (2,5%); segue la provincia di Bolzano (4%) e la Lombardia (3,7%). In fondo alla classifica, Sicilia (30,8%), Campania (27%), Basilicata (24,5%). Al sud in positivo spicca l`Abruzzo dove la percentuale di famiglie povere è l`11,8%. Sono quelli numerosi, composti da anziani e da disoccupati, i nuclei con 5 o più componenti che presentano livelli di povertà più elevati: il 26,2% di queste famiglie vive in povertà, sfiora il 40% al sud. Tra le famiglie con almeno un anziano l`incidenza di povertà (13,6%) è superiore di oltre 2 punti percentuali alla media e sale al 15,2% tra quelle con almeno due over 65. Povertà contenuta invece tra i single (3,5%) e le coppie senza figli di giovani (4,8%). A forte rischio di povertà anche le famiglie con a capo una persona con basso titolo di studio (17,6%), 4 volte superiore a quella tra le famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la licenza media superiore (4,5%). Sono povere 8 famiglie su 100 con a capo un lavoratore autonomo; la quota sale a 9 tra le famiglie di lavoratori dipendenti e a 12 con capofamiglia ritirato dal lavoro. L`esclusione dal mondo del lavoro determina situazioni di particolare svantaggio: è povera quasi 1/3 delle famiglie (31,4%) con a capo una persona in cerca di occupazione (l`83% è al sud); in questo caso, l`incidenza raggiunge infatti il 43,3%. Fra l`altro, oltre 1/4 delle famiglie (26,1%) con almeno una persona in cerca di occupazione vive in povertà relativa e si sfiora il 40% se a cercare il lavoro sono due o più persone. Anche se sono sotto la soglia di povertà, gli anziani stanno meglio. Tra le famiglie con almeno un anziano, la povertà è passata dal 15% al 13,6% e, in misura maggiore, fra quelle con due o più anziani (dal 17,3% al 15,2%). Fra gli anziani soli si è passati dal 13,7% all`11,7% e, fra le coppie con persona di riferimento ultrasessantacinquenne, dal 15,1% al 12,9%. Fra le famiglie non povere, il 7,9% rischia di diventarlo e sono considerate “quasi povere“, ossia presentano livelli di spesa per consumi superiori alla linea standard di non oltre il 20%. Si tratta, appunto, di una famiglia non povera ogni 10, di una ogni 5 al Sud. Per il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, questi dati “fotografano una situazione drammatica per larghe fasce della popolazione italiana“ e che “le tanto vituperate pensioni sono l`unico strumento che difenda alcune fasce sociali dalla povertà“. Il ministro per le politiche della Famiglia, Rosy Bindi, sottolinea invece le misure previste nella Finanziaria: “Abbiamo visto giusto, disegnando una manovra che mira a coniugare con interventi strutturali sviluppo e giustizia sociale“. I dati dell`Istat sono stati criticati dal Codacons per il quale le famiglie povere sarebbero almeno il triplo di quelle registrate. Critiche anche dal sindacato Usi/Rdb ricerca, presente anche all`Istat. A suo avviso, “è una statistica notoriamente insulsa e nasconde al Paese l`unico dato significativo, quello sulla povertà assoluta. In realtà la povertà relativa è una misura che dice poco o nulla sull`indigenza del Paese“.
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