3 Marzo 2005

Nel derby capitale del Lazio, Ulivo in rimonta

Nel derby capitale del Lazio, Ulivo in rimonta

Fino a qualche mese fa sembrava una partita senza sorprese. Ma il vantaggio di Storace è stato eroso a favore di Marrazzo. Dalla candidatura di Alessandra Mussolini, dal riposizionamento di alcuni imprenditori e soprattutto da un calcolo del sindaco Veltroni. Al governatore resta un asso: Santa Romana Chiesa

 
Sono tutti d`accordo, a destra e sinistra: per il bilancio delle regionali del 3-4 aprile il Lazio sarà la posta decisiva.
Vincere la battaglia di Roma significa aggiudicarsi la guerra nazionale.

Soprattutto per la Casa delle libertà: se riesce a conservare Lombardia, Piemonte, Veneto, Puglia e Lazio, sia pure perdendo Liguria, Calabria e Abruzzo, potrà dire di essersi aggiudicata le regioni più importanti tra quelle in palio.
Di riflesso, se l`Unione di Romano Prodi sfila il Lazio al centrodestra, può vantare una vittoria, oltre che numerica, anche politica.
Per questo la partita tra il presidente uscente Francesco Storace e Piero Marrazzo, giornalista Rai schierato dal centrosinistra, viene seguita dai capi dei due poli giorno dopo giorno, quasi ora dopo ora, secondo l`altalena dei sondaggi: un`attenzione assai diversa rispetto all`inizio, quando la vittoria dell`esponente di An sembrava scontata.

A settembre 2004 l`Ulivo non aveva ancora un candidato, anzi tutti i papabili si defilavano o cadevano vittime di veti interni.
Ma Storace era già in pista: poster giganteschi con tanto di cuore e lista del presidente e previsioni unanimi di vittoria. Quando, accantonata Giovanna Melandri per il no di Massimo D`Alema, caduto Enrico Gasbarra per la gelosia di Francesco Rutelli, defilatosi il dalemiano Goffredo Bettini, l`opposizione ha estratto dal cilindro il nome dell`ex conduttore di Mi manda Raitre, i primi sondaggi davano il centrodestra in vantaggio di quasi 20 punti.

Ora quel margine monstre, concordano tutti gli istituti demoscopici, si è vistosamente assottigliato. Il Cur, Centro di ricerche universitario che compie accurate rilevazioni settimanali, venerdì 18 febbraio accreditava Storace del 49,7 per cento contro il 46,8 di Marrazzo.
Il lunedì successivo, sul Corriere della sera, Renato Mannheimer ha attribuito al governatore il 48,3 e allo sfidante il 45,5. Un sondaggio riservato della Ipsos di Nando Pagnoncelli colloca i duellanti praticamente alla pari.
Non è tutto: a conferma dell`attenzione quasi spasmodica con la quale anche i poteri forti della capitale seguono la partita, una rilevazione di Nicola Piepoli per la Camera di commercio di Roma contiene lo scarto in tre punti percentuali: il margine di errore statistico di ogni previsione.

Come si spiega il fotofinish? Errori di Storace? Colpi vincenti di Marrazzo? Nulla di tutto questo. Proprio a pochi giorni alla presentazione delle liste elettorali (giovedì 3 marzo), e di riflesso alla definizione delle alleanze, lo scenario è scosso da tre variabili.
E da una discesa in campo.
La prima variabile è la più nota: Alessandra Mussolini, con la sua Alternativa sociale, lista di nostalgici duri e puri, è accreditata di un 3,5 per cento che può mettere in crisi l`ex compagno di partito, fino alla sconfitta. Un pericolo talmente serio che per neutralizzarlo sono partite varie contromisure.
Falliti i tentativi del premier Silvio Berlusconi di recuperare la nipote del Duce alla Casa delle libertà, per il no di Gianfranco Fini, è iniziata una manovra di svuotamento del partitino di Mussolini. Esempi: personaggi di spicco di Alternativa sociale come l`eurodeputato e ideologo Nando Signorelli e Stefano Gori, plenipotenziario a Latina, hanno accettato di candidarsi con Storace.

A sinistra, dietro le quinte, si consumava intanto una trattativa ignorata da tutti, ma cruciale per Marrazzo sul piano dell`immagine: quella con la Lista dei consumatori guidata da Carlo Rienzi, presidente del Codacons.
Forte dell`uno per cento su scala nazionale alle Europee del 2004, il minipartito di Rienzi ha finora stretto alleanze trasversali in varie regioni: in Liguria e Piemonte a fianco del centrodestra, in Emilia-Romagna da solo, mentre in Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria starà con l`Ulivo. L`ultima casella, la più importante, è il Lazio.
Rienzi, tendenzialmente ulivista, ha avviato la partita su due tavoli, pronto a schierarsi anche con Storace in cambio di un assessorato nuovo di zecca: quello, appunto, per i consumatori.
Ipotesi che per Marrazzo costituirebbe uno smacco: l`opposizione lo ha candidato come rappresentante dei cittadini tartassati; come potrebbe trovarsi contro proprio Rienzi, tanto più dopo aver dovuto incassare il rifiuto a entrare in lista di Anna Bartolini, presenza fissa a Mi manda Raitre, nonché rappresentante nell`Unione europea dei consumatori italiani?

A ingarbugliare ancora di più le carte, poi, l`ipotesi di alleanza tra i radicali di Marco Pannella e l`Unione, con tentativo di candidare nel Lazio Emma Bonino come capo della lista intitolata a Luca Coscioni: un gruzzolo che un anno fa alle europee valeva il 2,4 per cento.

Variabili e alleanze a parte, a far decollare Marrazzo nei sondaggi è stato un calcolo politico. Quello compiuto da Walter Veltroni, sindaco di Roma e uomo forte dei Ds: inizialmente defilato, quasi a confermare l`impressione di non volersi spendere per una causa persa (un`astuzia che gli viene sempre riconosciuta), a metà gennaio, mentre a destra scoppiava la lite tra Fini e Alessandra Mussolini, Veltroni ha colto nell`indebolimento di Storace la possibilità di un doppio colpo.

Il primo, mettere un proprio uomo alla guida del Lazio, avendo già un consenso blindato a Roma e provincia: ecco allora il manifesto nel quale il sindaco, a sorpresa, compare assieme a Marrazzo e Gasbarra.
Secondo, fare dei tre enti romanocentrici (Comune, Provincia, Regione) un formidabile punto di forza politico nazionale, in grado non solo di trattare con il governo, ma di dettare l`agenda futura a tutto il centrosinistra.

Si spiega così la mobilitazione della rodata macchina da guerra ulivista nella capitale: a fianco di Marrazzo sono stati dislocati con compiti strategici Nicola Zingaretti, segretario romano della Quercia, Luigi Coldagelli, portavoce del sindaco, Roberto Morassut, assessore all`Urbanistica, Linda Lanzillotta, officiata alla stesura del programma, e Bettini, proconsole di D`Alema, ma molto vicino allo stesso Veltroni. La discesa in campo del sindaco è stata subito notata dai poteri forti romani. E sono partite le danze.

I commercianti, per esempio, sembravano quasi tutti schierati con Storace: orientamento espresso in maniera ufficiosa dal presidente della Confcommercio locale, Cesare Pambianchi. Ma ora sull`organizzazione incombe l`ipotesi di commissariamento da parte del leader nazionale Sergio Billé. Quasi per reazione Storace minaccia di commissariare la potente Camera di commercio di Roma, retta da Andrea Mondello, amico di Veltroni e oggi considerato vicino a Marrazzo dopo aver guardato con benevolenza al governatore uscente nel 2000. Così Storace vuol rimpiazzare Mondello con Francesco Saponaro, assessore regionale alle Attività produttive, ex presidente della Camera di commercio di Latina.

Tra gli industriali laziali guidati da Giancarlo Elia Valori la linea ufficiale è bipartisan: e grande rilievo hanno avuto gli incontri promossi da Valori con i due candidati. Dettaglio che non è sfuggito a molti: per essere presente al summit con Marrazzo, Veltroni ha disdetto tutti gli impegni in agenda. I costruttori, come capita s
pesso, vanno però per conto proprio. Figuriamoci a Roma, dove sono una potenza.
Emblematico il caso di Domenico Bonifaci, che è anche editore del quotidiano Il Tempo e non ha certo simpatie a sinistra: ora ha riaperto un vecchio contenzioso con Storace per i ritardi che imputa alla Regione nello sbloccare alcuni lavori.

Capita l`antifona, Marrazzo e Morassut si sono precipitati nella sede dell`Acer, l`associazione dei costruttori, per rassicurarli del fatto che, se conquisteranno il Lazio, non ci saranno più ostacoli per le opere di riqualificazione urbana, note agli addetti come «articolo 11». Un argomento che non trova disattento il costruttore numero uno, Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero e uno degli uomini più liquidi e più potenti d`Italia, finora in buoni rapporti con Veltroni a Roma e con Storace in regione.

Partita persa, allora, per il centrodestra? Storace è convinto del contrario.
Al suo fianco ci sono potenti dell`università, come l`ex rettore Giuseppe D`Ascenzo, e volti popolari come l`attore Bud Spencer, candidato da Forza Italia.
Ha il sostegno ufficioso del vasto apparato sportivo. E sa di avere con sé le province: Frosinone, Rieti, Latina e Viterbo.
E anche a Roma (2,3 milioni di elettori su 4,5 dell`intero Lazio), nonostante l`influenza di Veltroni, gli stessi avversari gli accreditano almeno il 40 per cento dei consensi. Da mesi la sua campagna martella sui diritti degli anziani e dei deboli, su asili e sanità, dove afferma di avere ereditato 8 mila miliardi di lire di debito («Tutto azzerato»), e aperto tre grandi ospedali: Sant`Andrea, Tor Vergata e il polo oncologico del San Raffaele.

Ma il fiore all`occhiello è la politica per le famiglie: assegni per dissuadere dall`aborto le ragazze madri e incentivi alle giovani coppie indigenti.
Altri fondi li ha destinati a chiese e oratori.
Risultato: quando il 12 novembre 2004 Storace ha consegnato al Papa il nuovo statuto regionale, che esalta la famiglia e i valori cristiani, ha incassato, assieme alla benedizione, il caldo elogio di Karol Wojtyla.
Da allora Camillo Ruini, presidente della Cei e vescovo vicario di Roma, non ha avuto dubbi su quale candidato indicare a parrocchie e conventi.
E anche questo è un potere che a Roma, nelle urne, conta moltissimo.

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